Il Tirreno

Tutto è partito da una denuncia di Benedetti: ho visto chi parlava al telefono e riceveva gente senza averne diritto

«I partiti usano gli uffici comunali»

Il Comune al centro di un’altra indagine: dopo l’assenteismo tocca al peculato; sotto Benedetti
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Il Comune al centro di un’altra indagine: dopo l’assenteismo tocca al peculato; sotto Benedetti

I carabinieri, a caccia di prove, interrogano i consiglieri e alcuni impiegati

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 MASSA. La denuncia che il consigliere comunale del centrodestra Stefano Benedetti ha presentato più di un mese fa ai carabinieri e alla procura è dettagliata. Fa nomi e cognomi e soprattutto ipotizza il reato di peculato. Nel mirino dell'esponente del Pdl alcuni colleghi, cariche istituzionali e membri della giunta. Da qui è partita l'inchiesta dell'Arma e della procura.  Ma perché Benedetti lancia l'ennesimo j'accuse? Il consigliere del Pdl ha visto delle persone che non hanno nulla a che fare con l'amministrazione comunale entrare negli uffici di alcuni politici che ricoprono cariche istituzionali e utilizzare telefoni, fax e addirittura ricevere persone. Da qui l'accusa, da verificare, di peculato. Oltre a Benedetti a notare queste strane presenze sono stati anche altri consiglieri della commissione Statuto. Già sentiti dai carabinieri. Ma i militari hanno fatto anche il passo successivo, convocando i dipendenti pubblici che lavorano negli uffici accanto a quelli dove sono stati trovati gli estranei. Non si sa cosa abbiano raccontato, ma l'indagine va avanti e quindi la sensazione è che quanto denunciato abbia bisogno di altri riscontri.  Estraneo in ufficio. L'episodio indicato nella denuncia specifica il giorno: 20 ottobre 2011. Anche l'ora (le 11). Benedetti e altri due consiglieri della commissione hanno visto che dentro l'ufficio di un politico che ricopre una carica istituzionale c'era una persona estranea al Comune che stava ricevendo decine di persone. Tanto che fuori dalla porta si era creata anche una piccola coda. Dentro l'ufficio era stato anche attaccato il manifesto con il logo di un partito. Secondo Benedetti e gli altri due consiglieri che sono stati chiamati in causa dall'azzurro come testimoni si stava facendo propaganda politica utilizzando un ufficio comunale e gli strumenti che l'amministrazione mette a disposizione della carica istituzionale per svolgere il suo lavoro. E non per pubblicizzare il suo movimento politico. Va detto che l'estraneo faceva tutto alla luce del sole, tanto che aveva le chiavi dell'ufficio che apriva e chiudeva regolarmente. Benedetti spiega nella sua denuncia di aver assistito all'utilizzo di fax, telefono e computer. Ma l'azzurro va oltre e dice: «Mi risulta che all'interno del computer di (omettiamo il nome del politico ndr) esistano file con gli elenchi degli iscritti del suo partito e altro materiale che può dimostrare l'uso privato che viene fatto del pc del Comune».  Perquisizioni. Gli inquirenti, visto che l'inchiesta è ancora in corso, si sono cuciti le bocche. Ma in queste settimane è stato notato un via vai in Comune. Persone che entravano e cercavano nelle memorie dei computer di alcuni uffici. L'impressione secondo gli impiegati che li hanno visti armeggiare è che si tratti proprio di uomini delle forze dell'ordine che stanno cercando delle prove.  Inchiesta svelata. Proprio i racconti di questi impiegati, e di alcuni politici che sono venuti a conoscenza dell'indagine, rischiano di mandare all'aria il lavoro dei carabinieri. È evidente che di questa storia meno se ne sapeva meglio era per gli inquirenti. Ma ormai a Massa, quella degli uffici, la conoscono tutti. Resta da capire se la denuncia di Benedetti è venuta allo scoperto prima dell'acquisizione di tutte le prove o successivamente. La cosa certa è che all'Arma dà molto fastidio che qualcuno abbia vuotato il sacco quando era stato tenuto a non dire nulla. E non è escluso che qualcuno possa passare dei guai per questo.  Denuncia bis. Un mese dopo la prima denuncia, Benedetti torna dai carabinieri e integra il suo racconto. Il consigliere dice ai militari di aver incontrato l'uomo che era dentro all'ufficio del politico e che questo gli ha raccontato di essere stato rimosso dal suo incarico (all'interno del partito) senza un motivo. E soprattutto senza essere pagato dalla carica istituzionale che gli aveva affidato il compito di tenere i contatti con gli iscritti. Non si sa se dopo aver parlato con gli inquirenti oppure prima.

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di Redazione web