Il Tirreno

Fli: il subaffitto è di cinque milioni

Uno scorcio dall’alto dell’area retroportuale con i maxi-moduli
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Uno scorcio dall’alto dell’area retroportuale con i maxi-moduli

«La Porto incassa dal Pignone cinque volte di più di quanto versa alla società Area»

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 CARRARA. Sia il Nuovo Pignone da una parte, che la Porto Spa dall'altra, in questi mesi hanno sempre opposto un netto rifiuto nel comunicare quanto sia il prezzo pattuito per il subaffitto di circa 120mila metri quadrati di area retroportuali, che la Porto ha "passato" al Pignone per l'insediamento legato ai maxi-moduli destinati all'Australia. E ora, Futuro e libertà insiste: «Nella relazione sulla gestione allegata al bilancio di esercizio della Porto di Carrara Spa, relativo al 2010 - scrive il portavoce David Chiappuella - è menzionata la conclusione dell'accordo raggiunto dalla società con il Nuovo Pignone da giugno dello stesso anno per consentire a quest'ultimo l'utilizzo a fini industriali di una parte dell'area retro portuale. Ma a quanto ammonta il canone che la Porto Spa incassa dal Pignone per il subaffitto di questa porzione di terreno appartenente ad Area? Secondo il Codice Civile ed i principi elaborati dall'Organismo italiano di contabilità, trattandosi di una voce residuale di ricavo, questa informazione dovrebbe trovare collocazione nella voce A5 del conto economico, poiché secondo la normativa in tema di bilanci di esercizio le società non possono, pena la nullità del bilancio stesso, allocare a propria discrezione le varie voci». Aggiunge Fli: «Alla voce in questione è iscritta una somma di euro 2.556.305. Siamo d'accordo che detta voce, di natura residuale, potrebbe accogliere proventi di natura eterogenea. Tuttavia, esigenze di chiarezza vorrebbero che la società facente capo ad Enrico Bogazzi e Filippo Nardi ne desse un dettaglio in nota integrativa. Il che non è. A questo punto il dubbio sorge spontaneo: quanto lucra la Porto Spa a scapito di Area, società con prevalente partecipazione pubblica (Comune di Carrara 36,07%, Comune di Massa 4,18%, Provincia di Massa-Carrara 10,75%, Porto Spa 49%), cui versa circa 900mila euro annui per l'affitto di un terreno di 200mila mila metri quadrati che poi subaffitta in parte al Nuovo Pignone? Stando così le cose, verrebbe da pensare che il subaffitto pagato annualmente dal Pignone alla Porto potrebbe superare i 5 milioni di euro l'anno, cioé il doppio - considerando che nel 2010 l'accordo considerato incideva per sei mesi - di quanto iscritto nel bilancio. Se ciò fosse vero, si determinerebbe uno spropositato profitto della Porto, ai danni di tutta la comunità. Sarebbe veramente ora di fare chiarezza in merito tutta a questa vicenda, poiché, trattandosi di un'area appartenente ad una società con capitale a maggioranza pubblica, i cittadini hanno tutto il diritto di sapere come stanno davvero le cose».  Scrivono ancora i finiani: «Nella stessa relazione sulla gestione si può inoltre leggere che la Porto Spa ha raggiunto un accordo con un non meglio specificato "operatore locale operante nel settore dell'acciaio" che consentirà "la messa a disposizione di spazi per l'installazione di una linea di taglio per i laminati in acciaio", al fine di "attrarre nuovi traffici" ed "accelerare il processo di sostituzione, in alternativa al granito e dei granulati, delle merci movimentate nel bacino portuale e retro portuale". Anche se l'insediamento di tale attività potrebbe portare dei nuovi benefici economici, occorre sottolineare che la ricchezza finirebbe comunque ancora una volta nelle mani di una fascia assai ristretta di persone. Per non parlare poi del fatto che un polo siderurgico di questo tipo, essendo collocato in prossimità della zona marina, provocherebbe un impatto ambientale tutt'altro che trascurabile», conclude il portavoce di Fli.

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