La manifestazione
La bella Kadija ammaliava clienti e amici
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Il sostituto procuratore Federico Manotti Era la trentenne magrebina il personaggio chiave della banda di italo marocchini
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MASSA. Alta, mora, trentatré anni. Nata a Casablanca, per questo l'operazione dei carabinieri è stata chiamata così. È Khadija Lahna il personaggio chiave dell'inchiesta che si è conclusa con le condanne e i rinvii a giudizio decisi ieri dal gup Ermanno de Mattia. La donna, ieri assente in aula, ha patteggiato una pena di due anni di reclusione e duemila euro di multa. Il suo ruolo emerge soprattutto dalle intercettazioni. Alcune volte, i protagonisti - forse temendo di essere intercettati - usavano un linguaggio in codice. E le consegne avvenivano altrove rispetto all'appuntamento fissato telefonicamente. Lahna in una conversazione con un cliente del Casadi, il circolo chiuso dalle forze dell'ordine, chiede: «Dove sei?». E lui: «Sono qui con M., ho buttato giù la macchina dal ponte ora». Kadija: «Eeh?». Il cliente: «Passa, passa il geometra a prendere i cosi, i preventivi che gli ho preparato». Lei: «Sì». Lui: «È uscito ora dallo studio, glieli dai te? Gli telefono e gli dico che sei già a casa». Lei: «Sì, fra dieci minuti». Lei: «No, no». Lei: «Sono a casa di mio cugino». Lui: «Lui sta uscendo ora dallo studio, deve passare subito da lì a prendere i disegni e va via». Lei: «Va bene». Il cliente: «Devi farti trovare a casa, abbi pazienza ma ha furia. Gli dai quei due disegni che ho preparato io lì sulla tavola». Per gli inquirenti i due disegni erano due grammi di coca. Ma di intercettazioni come queste ce ne sono a decine, molte verranno utilizzate anche nei processi che si terranno a febbraio.
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