Attenzione
La scuola? La pagano i genitori
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Più o meno tutti gli istituti - “di ordine e grado”, come si dice in burocratese - hanno bisogno di maggiori risorse
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MASSA. C’è chi batte cassa a inizio anno chiedendo un “contributo” volontario, chi si inventa una vendita all’asta di opere d’arte realizzate dalgi alunni; chi punta sui bandi finanziati da Provincia e chi si mette a vendere torte. Non sono soli i genitori della media Malaspina che hanno organizzato una lotteria per trovare soldi per la scuola dei loro figli. Più o meno tutti gli istituti - “di ordine e grado”, come si dice in burocratese - hanno bisogno di maggiori risorse. E, più o meno in tutti, quelle risorse si trovano in un solo modo: chiedendo aiuto alle famiglie. Come? In primo luogo con il il famoso “contributo volontario” che mamme e papà si vedono richiedere a ogni inizio di anno scolastico al momento dell’iscrizione dei figli.
Spesso, però, i soldi per comprare la carta (per le fotocopie, o anche quella igienica) o altro materiale non sono ancora sufficienti. Così, grazie a rapidi passa parola che partono all’ingresso delle aule, ecco che alle mamme viene chiesto di portare qualche bottiglia d’acqua minerale, ancora carta igienica, di racimolare la cifra necessaria per l’acquisto di questo o quel libro. Fase successiva: nascono i Comitati genitori, che le studiano tutte per raggranellare cifre supplementari. Che servono non solo ai bisogni di “materiale di consumo”. Ma in certi casi anche a reperire le risorse per pagare gli insegnanti di sostegno agli alunni con disabilità.
Alla Giorgini di Montignoso, una scuola media, ad esempio, si stanno organizzando per fare un mercatino con le opere realizzate dagli stessi alunni (quadri, piccole sculture vecc.) Chiaro che a comprarle saranno gli stessi genitori. Alla media Staffetti ci provano con un gran gala delle torte: i genitori preparano i dolci di Natale e poi li vendono. Alla scuola d’infanzia dei Poggi, invece, c’è una bella usanza: un libro per ogni nuovo iscritto. I genitori, cioè, sono chiamati ad acquistare un libro per alimentare la biblioteca della scuola. L’istituto tecnico Barsanti, invece, prova a reperire risorse aggiuntive con i finanziamenti dei bandi di formazione a cui partecipa.
Che gli danno la possibilità di fare rifornimenti di carta, toner, stampanti e altri materiali che poi vengono usati da tutta la scuola. La scuola, in altre parole, sopravvive o - perlomeno - non scade ancora di livello, solo grazie ai contributi dei genitori. Pur essendo, la scuola, pubblica e gratuita. «Ben vegano - commenta Tosca Barghini, direttrice didattica della Giorgini - i contributi di mamme e papà. Vero, la scuola non dovrebbe avere bisogno di questi sostegni supplementari, ma i tagli che subisce la scuola pubblica sono tali da renderli necessari». E poi, aggiunge, bisogna vedere il lato positivo della cosa: «Questa scarsità di risorse rende partecipi i genitori dei problemi e favorisce la partecipazione di mamme e papà alla vita della scuola...».
E il Comune? Risorse scarse anche lì. Insufficienti ad aiutare le scuole del territorio. «Purtroppo è così. I contributi che riuscciamo a mettere a disposizione del settore (scuola infanzia, elementari e medie) sono di 1.000-2mila euro per istituto che servono come contributo all’acquisto di arredo didattico. Un budget limitato che non basta a coprire tutte le carenze. C’è in atto uno smantellamento della scuola pubblica a cui il Comune, già alle prese con altri tagli, difficilmente può opporsi», commenta Carmen Menchini, assessore alla Cultura.
Spesso, però, i soldi per comprare la carta (per le fotocopie, o anche quella igienica) o altro materiale non sono ancora sufficienti. Così, grazie a rapidi passa parola che partono all’ingresso delle aule, ecco che alle mamme viene chiesto di portare qualche bottiglia d’acqua minerale, ancora carta igienica, di racimolare la cifra necessaria per l’acquisto di questo o quel libro. Fase successiva: nascono i Comitati genitori, che le studiano tutte per raggranellare cifre supplementari. Che servono non solo ai bisogni di “materiale di consumo”. Ma in certi casi anche a reperire le risorse per pagare gli insegnanti di sostegno agli alunni con disabilità.
Alla Giorgini di Montignoso, una scuola media, ad esempio, si stanno organizzando per fare un mercatino con le opere realizzate dagli stessi alunni (quadri, piccole sculture vecc.) Chiaro che a comprarle saranno gli stessi genitori. Alla media Staffetti ci provano con un gran gala delle torte: i genitori preparano i dolci di Natale e poi li vendono. Alla scuola d’infanzia dei Poggi, invece, c’è una bella usanza: un libro per ogni nuovo iscritto. I genitori, cioè, sono chiamati ad acquistare un libro per alimentare la biblioteca della scuola. L’istituto tecnico Barsanti, invece, prova a reperire risorse aggiuntive con i finanziamenti dei bandi di formazione a cui partecipa.
Che gli danno la possibilità di fare rifornimenti di carta, toner, stampanti e altri materiali che poi vengono usati da tutta la scuola. La scuola, in altre parole, sopravvive o - perlomeno - non scade ancora di livello, solo grazie ai contributi dei genitori. Pur essendo, la scuola, pubblica e gratuita. «Ben vegano - commenta Tosca Barghini, direttrice didattica della Giorgini - i contributi di mamme e papà. Vero, la scuola non dovrebbe avere bisogno di questi sostegni supplementari, ma i tagli che subisce la scuola pubblica sono tali da renderli necessari». E poi, aggiunge, bisogna vedere il lato positivo della cosa: «Questa scarsità di risorse rende partecipi i genitori dei problemi e favorisce la partecipazione di mamme e papà alla vita della scuola...».
E il Comune? Risorse scarse anche lì. Insufficienti ad aiutare le scuole del territorio. «Purtroppo è così. I contributi che riuscciamo a mettere a disposizione del settore (scuola infanzia, elementari e medie) sono di 1.000-2mila euro per istituto che servono come contributo all’acquisto di arredo didattico. Un budget limitato che non basta a coprire tutte le carenze. C’è in atto uno smantellamento della scuola pubblica a cui il Comune, già alle prese con altri tagli, difficilmente può opporsi», commenta Carmen Menchini, assessore alla Cultura.
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