Attenzione
Perseguita la ex moglie, a processo
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Un caso di molestie in tribunale Per la difesa non c'è stalking: solo un episodio da quando esiste il reato
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MASSA. Il suo è uno sfogo, una donna che racconta al giudice Fabrizio Garofalo una vita di sofferenza, mesi e mesi di paura. Botte, prima, poi il timore, anche dopo la separazione, di ritrovarselo davanti all'improvviso. Lui non si arrende, si presenta a scuola del bambino - racconta lei - la offende, la insulta, la spaventa, la segue con la macchina fino a casa. Lei non si sente più libera di uscire. Adesso l'uomo deve rispondere di stalking, la donna si è costituita parte civile ed è rappresentata dall'avvocato Debora Matelli. A difendere l'ex marito e padre del bambino è, invece, l'avvocato Enzo Frediani. Secondo la difesa lo stalking non si sarebbe concretizzato. Non ci sarebbe, insomma, quella continua forma di pressione psicologica che si traduce in essere seguiti, contattati, attesi di fronte casa. E il legale spiega il perchè: «Il reato è stato introdotto nel 2009 e in quell'anno al mio assistito viene contestato un singolo episodio». Mancherebbe, quindi, il requisito della ripetitività. L'uomo, infatti, nel maggio del 2009 si presenta a scuola, il bambino è con la maestra e la madre, scivola. Il padre perde il controllo e tenta di impedire alla ex moglie di oltrepassare il cancello della scuola. La donna è terrorizzata, denuncia l'accaduto. Ma - questa, dunque, la tesi difensiva - quel singolo episodio non può essere considerato stalking. Lo diventerebbe se venisse ricollegato ad altri episodi, relativi però al 2008, quando il reato ancora non era stato introdotto. A decidere sarà il giudice. Rimane, comunque, al di là degli aspetti giuridici, la sofferenza di una donna e del suo bambino. C.S.
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