Il Tirreno

Falsi d'autore, i pittori respingono le accuse

<b>INCHIESTA.</b> Il procuratore Giubilare e il pm Manotti
◗
INCHIESTA. Il procuratore Giubilare e il pm Manotti

Interrogato il collaboratore di Bondi. E il medico del San Camillo al gip: avevo quei quadri da anni

2 MINUTI DI LETTURA





 MASSA. Venerdì gli inquirenti tirano le somme e l'operazione Novecento, su un giro di falsi d'autore, si concretizza in nove arresti e cinque denunce. Ieri è stato il giorno dei primi interrogatori di garanzia. Hanno risposto alle domande del gip Giuseppe Laghezza Ettore Giovanni Gargano e Rita Rossi, pittori massesi ed ex coniugi. I due hanno spiegato di non aver mai avuto idea che i loro quadri fossero destinati al mercato del falso. Gargano, difeso dall'avvocato Paolo Bertoncini, avrebbe spiegato di avere dipinto alcuni falsi d'autore, negando, però, di sapere che quelle opere venissero vendute. Con fermezza ha respinto l'accusa di far parte di un'associazione che - secondo gli inquirenti - inquinava il mercato italiano delle opere d'arte. Ipotesi che il pubblico ministero Federico Manotti contesta anche a Roberto Moccia, Rita Rossi e Mario Brindesi. Gargano ha, infatti, spiegato di non conoscere gli altri indagati fatta eccezione per Rita Rossi (sua ex moglie) e un'altra persona rimasta coinvolta nell'inchiesta, ma deceduta. Ascoltato dal gip anche Antonio Francini, lunigianese, collaboratore di Sandro Bondi, ex ministro alla cultura. A Francini è contestata soltanto la ricettazione. E lui avrebbe chiarito al giudice di avere solo commissionato, da appassionato d'arte, alcune opere.  È stato ascoltato anche Marco Ferdani, spezzino, medico ortopedico che esercita nella clinica San Camillo di Vittoria Apuana.  All'interrogatorio del professionista, attualmente ai domiciliari, è stato delegato il gip del tribunale di La Spezia Marta Perazzo.  Il medico, accompagnato dagli avvocati Marco Argenziano e Daniele Caprara (entrambi del foro ligure), ha respinto fermamente le accuse. La procura gli contesta di aver detenuto, per venderle, alcune opere false. L'ortopedico avrebbe mostrato al giudice alcune foto dei falsi d'autore risalenti a parecchi anni fa, foto in cui i suoi figli erano ancora piccoli. Il medico ha spiegato, quindi, di essere un appassionato d'arte e di aver ricevuto quei falsi in regalo molti anni fa, aggiungendo che non erano destinati alla vendita. I suoi legali si sono riservati di produrre ulteriori atti e di fornire la testimonianza di alcuni colleghi d' ufficio del medico. Quei coleghi - secondo la difesa - potranno confermare di aver visto per anni i quadri incriminati affissi alle pareti di casa Ferdani. Insomma, il medico respinge le accuse. I legali hanno chiesto che l'ortopedico possa lasciare casa per recarsi a lavoro. C.S.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa