Il Tirreno

Assindustria non accetta gli attacchi subiti nel convegno su famiglia ed enti locali

«Accuse ingiuste alle imprese»

Una cava di marmo
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Una cava di marmo

La replica: il marmo dà lavoro in provincia a 4.850 persone

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 CARRARA. Assindustria respinge gli attacchi subiti, da parte parte del sindaco e del parroco del Duomo, nel convegno su "Famiglia e gli enti locali". «Sono state evocate immagini che ricalcano stereotipi negativi del mondo delle cave. Siamo tutti consapevoli delle difficoltà di tante famiglie colpite dalla crisi ma questo non giustifica apostrofare come "marpioni" e "satrapi" imprenditori che, nel rispetto delle normative nazionali, regionali e comunali, investono risorse ed energie in attività complesse e impegnative». Gli eggettivi sono stati usati da don Piagentini. «Molti di loro - dice Assindustria - sono piccoli imprenditori alla guida di aziende familiari o soci di cooperative e si misurano con la pressione dei concorrenti e la restrizione del credito; nessuno ricorda neanche lontamente i "poteri forti" e tutti avvertono la responsabilità per una attività particolare, un lavoro per sua natura duro e difficile».  «Nel convegno è stato sostenuto che l'attività del marmo non avrebbe ricadute sulla città. Su base provinciale, il settore dà lavoro (dati Isr, Cciaa) a 4.850 persone: 2.500 operai, 1.000 impiegati e circa 1.350 lavoratori autonomi tra imprenditori, camionisti, rappresentanti. Si può criticare, come è stato fatto, il modo in cui il valore aggiunto generato dal settore marmo viene distribuito tra i diversi gruppi di persone, o pensare che siano insufficienti le tasse corrisposte a fronte di una attività che si svolge, come ha sottolineato il sindaco, su un patrimonio collettivo. Va precisato che i salari netti dei lavoratori ammontano a circa 120 milioni; che un'altra fetta del valore aggiunto del marmo, per 20 milioni, va ai Comuni; che ci sono le tasse e i contributi sociali; che il settore alimenta una costellazione di attività esterne legate al porto, alla meccanica, alle manutenzioni, ai trasporti e alle professioni».  Assindustria sostiene che la maggior parte del valore aggiunto del settore si divide in rivoli «e chi vuole può esercitarsi a immaginare le condizioni di vita nella città senza tutto questo. La cosa che più amareggia nelle colorite espressioni di tante polemiche è lo stereotipo negativo degli imprenditori, additati come responsabili delle difficoltà di questo momento; si pensa a loro più che ai colossi della finanza, che ai pasticci della gestione della crisi internazionale o al cattivo utilizzo delle risorse pubbliche. Invece, le imprese, soprattutto le piccole, sono le sole in grado di generare opportunità occupazionali per la nostra comunità».

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