Il Tirreno

«La politica riparta dal bene comune»

A sinistra monsignor Giovanni Santucci
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A sinistra monsignor Giovanni Santucci

Il vescovo: è necessario un percorso condiviso e di solidarietà

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 CARRARA. Sono state affidate al vescovo, monsignor Giovanni Santucci, le conclusioni di una lunga mattinata di dibattito, con tutta una serie di interventi, sul tema della famiglia.  E il primo pensiero di monsignor Santucci è andato alle difficoltà che stanno ancora attraversando i comuni della Lungiana alluvionati.  «Questo convegno - ha esordito il vescovo - è condizionato da una situazione difficile, dall'esperienza della fragilità che abbiamo toccato con mano a causa dell'alluvione. È un momento di riflessione importante: abbiamo raccolto la sfida educativa del Papa e non ci siamo per nulla arresi, anzi. Ci stiamo preparando anche al convegno mondiale sulla famiglia».  Da monsignor Santucci un appello preciso alla politica.  «Il concetto di bene comune deve essere nuovamente coniugato ma non dall'alto, da noi stessi, a livello locale - ha precisato - Se aspettiamo l'intervento delle Nazioni nite o dell'Europa faranno in tempo a morire anche i nostri nipoti». E per quel che riguarda proprio la Comunità europea da monsignor Santucci è arrivata una provocazione: «Finchè non sposteranno la sede dei suoi organismi a Napoli, saranno sempre guai. Il freddo fa ragionar male». Un commento anche sulla globalizzazione: «lo ha detto qualcun altro prima di me, ed è la definizione che più mi è piaciuta per esprimere questo concetto di"libera volpe in libero pollaio"».  E infine un auspicio, quello di «un percorso virtuoso e solidaristico, che coinvolga tutte le istituzioni locali». A.V.

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