Proteste
Aggiudicata lasta in comproprietà per una cifra di un milione e 306mila euro
I due colossi comprano la cava
◗
Uno scorcio della cava Scalocchiella La Scalocchiella a Marmi Carrara e Corsi Srl (Coop Gioia)
3 MINUTI DI LETTURA
CARRARA. Ancora più forti i colossi del bianco: la cava Scalocchiella è stata infatti aggiudicata in comproprietà alla Marmi Carrara e alla Gualtiero Corsi srl (ovvero la società che da alcuni mesi fa capo alla Cooperativa Gioia). Il prezzo? Poco più di 1,3 milioni. Come annunciato nelle scorse settimane, era in programma ieri pomeriggio nello studio del dottor Paolo Martini, l'aggiudicazione della cava Scalocchiella. A quanto sembra, varie aziende del settore avevano chiesto informazioni, ma alla fine è stata presentata una sola offerta: quella, in solido come si dice in gergo tecnico, fra la Marmi Carrara del presidente Luigi Piacentini (amministratore delegato Andrea Rossi del Fiorino) e la Gualtiero Corsi srl (presidente Quinto Ciuffi), di proprietà della Cooperativa di Gioia. Insomma, un acquisto in comproprietà, per la precisione al prezzo di un milione e 306mila euro, contro una base d'asta di circa 1,2 milioni. Un'ulteriore conferma del clima di grande collaborazione fra gli imprenditori alla guida della Marmi Carrara e la Cooperativa di Gioia, che è socia con la Marmi Carrara nella Marmi Carrara Gioia, e soprattutto è socia, con le altre cooperative, nella Sam, la "cassaforte" con le concessioni di buona parte delle cave carraresi. Di Marmi Carrara, fanno parte del consiglio anche Giancarlo Tonini, Alberto Franchi, Ciro Gaspari, Bernarda Franchi, Alberto Rossi e Costanzo Volterrani. L'asta della Cava Scalocchiella, nel bacino di Gioia, come avevamo scritto lo scorso mese è l'ultimo atto del fallimento della ditta Sca Mar, l'azienda di escavazione passata attraverso un tentativo di concordato preventivo ma poi dichiarata fallita due anni fa. Il curatore fallimentare, il dottor Paolo Martini, d'intesa con il giudice delegato Giovanni Sgambati, per la cessione della cava - che produce marmo di qualità venatino - aveva scelto la strada della cosiddetta "asta competitiva", con prezzo base di un milione, 182mila e 75 euro, fissato sulla base della perizia svolta dal dottor Emanuele Giorgi. In sostanza, ieri pomeriggio nello studio dell'avvocato e commercialista Paolo Martini, si è proceduto alla vendita degli agri marmiferi - parte beni estimati, parte in concessione - che nel complesso formano la "Cava Scalocchiella". Già da giovedì, per la verità, era chiaro che ci sarebbe stato un solo partecipante, perché solo una era stata l'offerta irrevocabile, con una cauzione del 10% del valore di base. La procedura prevedeva che chi avesse offerto la cifra più alta si sarebbe portato a casa la cava, la procedura scelta non prevedeva la possibilità di rilancio. Non ce n'è stato neppure bisogno. Attualmente la cava è ricoperta da detriti, abbisogna quindi di lavori di avviamento per poter riprendere la produzione, ma certamente è in una posizione - subito sotto la coop di Gioia - felice. Dopo la formale aggiudicazione di ieri, adesso ci sarà la cessione vera e propria. Poi i nuovi comproprietari potranno far ripartire la produzione. Sperando ovviamente che, al di là delle sicure possibili sinergie con le aziende del gruppo Marmi Carrara e della coop Gioia, ci possa essere anche qualche possibile nuovo posto di lavoro. M.B.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
