Il Tirreno

Rischio idrogeologico. Partite in pochi giorni venti diffide ai concessionari, ma non è la prima volta che il Comune prova a fare la voce grossa

Cave a rischio di blocco dell'attività

Cinzia Carpita
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Le cave: il lavoro di escavazione del marmo comporta l’accumulo di terre che poi vanno smaltite

O smaltiscono le terre accumulate al monte, o stop alle autorizzazioni all'escavazione

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CARRARA. Diffide ai concessionari di cava: o smaltiscono le terre accumulate, o rischiano di vedersi togliere l'autorizzazione all'escavazione. Ma non è la prima volta che il Comune fa partire queste bordate. L'ultima è di una settimana fa circa, la penultima risale a questa estate. Il direttore generale del Comune, Marco Tonelli, ha aggiornato ieri la commissione marmo.  Infatti, dopo la trasmissione Report dello scorso aprile, e dopo il servizio del Tg1 di martedì scorso, sulle emergenze ambientali alle cave, la commissione comunale marmo ha chiesto un incontro con Tonelli, per fare il punto sulla situzione, in particolare sulle terre che si accumulano al monte, derivanti dall'escavazione.

E così Tonelli ha comunicato che nell'ultima settimana sono partite virca venti diffide ad altrettanti concessionari, affinché smaltiscano quantitativi di terre ritenuti eccessivi, che se restassero in cava potrebbero creare problemi di natura idrogeologica. Nelle diffide si fa presente che in caso di inottemperanza potrà scattare la sospensione o anche la decadenza delle autorizzazioni all'escavazione. Ma, è un passo che l'amministrazione cerca di evitare perché si fermerebbe l'attività lavorativa in cava. Così va avanti a forza di diffide. E di interventi esemplari del Comune nei confronti degli inadempienti, non se ne ricordano.  C'è anche il fatto che negli interventi di bonifica si hanno super-accumuli temporanei di terre e detriti, e che alcuni quantitativi vengono reimpiegati per le vie di arroccamento o riempimenti. Cioè nella gestione ordinaria delle cave.

Insomma, nonostante i controlli intensificati, per i quali Tonelli ha anche detto che occorrerebbe più personale, c'è ancora molto caos.  «Secondo noi vengono trasportare a valle ancora troppo poche terre, rispetto alla produzione dei blocchi, ma a confronto col passato la situazione è migliorata. Negli ultimi 4-5 anni siamo passati da 600mila tonnellate di terre arrivate alla pesa, alle 230-250mila tonnellate del 2010. A fine 2011 siamo su questi valori. Il mancato asporto è un'infrazione e crea problemi ambientali. Stiamo monitorando le realtà più a rischio, la situazione è sotto controllo».  Venti diffide in pochi giorni e fra i destinatari ci sarebbero anche recidivi. Una situazione a macchia di leopardo, fra chi si mette in regola, chi non lo fa, e chi ci "ricasca".  A ciò si aggiunge il fatto che la crisi economica ha ristretto i mercati, anche quello degli ordinativi di terre. Che quindi restano al monte.

«Ma la crisi del mercato delle terre - ha sottolineato Tonelli alla commissione - non è un motivo per giustificare gli accumuli o i rischi idrogeologici. Dal 2009 sono anche state abbassate le tariffe del contributo regionale, da 1,20 a 0,60 euro a tonnellata».  Il consigliere Braida ha chiesto informazioni sull'utilizzo delle terre delle cave per i lavori al nuovo impianto di lavaggio dei camion a Miseglia bassa. Secondo Tonelli non sono grossi quantitativi.  «Si prevedono impieghi di terre e detriti per interventi nel nostro porto e in quello di Livorno», ha detto. Mentre altri interrogativi sono nati su cava Foce, come eventuale polmone di smaltimento. Sembra poco probabile, ma il Comune sta valutando la ricerca di siti di stoccaggio a valle delle cave.

I ravaneti nel Sin.
Ci sono tre ravaneti storici nel perimetro del sito di interesse nazionale per le bonifiche. Quelli di Vara, Sponda e Boccanaglia. Tonelli ha spiegato che con i finananziamenti del ministero dell'ambiente a Vara la bonifica dai detriti è a metà programma, a Sponda ci sono opere di risagomatura per il deflusso delle acque.

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