Italia
Cantiere fermo, il commercio è ko
Nicola Torri
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Negozianti al collasso: con la strada chiusa qui non viene più nessuno
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MASSA. Passi in piazza Mercurio e a lavoro non c'è neppure un operaio. È bastato scavare qualche metro per imbattersi in antiche mura: adesso per gettare un solo centimentro cubo di cemento serve il via libera della Soprintendenza. Peccato, però, che al funzionario competente tocchi anche censire tutti i beni artistici a rischio dopo l'alluvione di Aulla. Risultato? Stop in piazza Mercurio. Certo gli archeologici al lavori ci sono, ma il parere della Soprintendenza è vincolante. Vero che l'amministrazione sapeva bene che i lavori avrebbero regalato qualche antico manufatto.
Non è un caso, infatti, che, nonostante la piazza sia più piccola di piazza Aranci, i tempi per la realizzazione delle opere siano gli stessi. Rimane il fatto che, con un cantiere aperto e via Guidoni chiusa al traffico, per i commercianti la vita è dura: pochi parcheggi, pochi clienti e - prima conseguenza - cali di fatturato. Il più battagliero è Massimiliano Bianchi, titolare di Tassi ortofrutta: «La situazione è critica - e lascia parlare i numeri - ogni giorno perdo oltre 500 euro. Già il lavoro è calato dopo lo spostamento del mercato, figuriamoci adesso.
O si rifanno le strade o, se continua così, ci costringeranno a chiudere. Non ci sono vie di mezzo. Pur capendo la bontà del progetto - e si riferisce alla pedonalizzazione delle piazze - non possiamo permetterci cali di questa entità. Ho chiesto agli operai - spiega - quali sono i tempi per concludere gli interventi, mi hanno detto che non appena gli archeologi avranno finito, basteranno quindici giorni per rifare la strada. Vorremo sapere, a questo punto, quanto ne avranno ancora gli archeologi». Sulla stessa lunghezza d'onda gli altri commercianti: ben vengano i lavori a patto che i disagi siano ridotti al minimo o rischieremo, in piena crisi, il collasso. «I lavori porteranno migliorie alla piazza e di questo siamo consapevoli, però, la chiusura della strada ci crea grossi problemi - ribadisce Luca d'Antimi, titolare del bar Bocci - già la situazione era difficile, figuriamoci adesso che ci ritroviamo a far fronte ad ulteriori perdite d'incasso. Con la strada chiusa, da queste parti passa poca gente. Tirare avanti è davvero una fatica». Luca D'Antimi, però, non si limita alle critiche, ma lancia una proposta: «Sfruttiamo l'occasione. Perché non mettere in mostra quanto ritrovato dagli archeologi? L'esposizione dei reperti sarebbe un bel modo per attrarre curiosi e dare un po' di lustro alla città». Insomma, traiamo il positivo dal negativo.
Anche Francesca Peschi, del negozio Futique, conferma la fatica dei commercianti: «Ok ai lavori, però la situazione non è più sostenibile. Già non lo era prima, senza il cantiere, figuriamoci adesso». Insomma, l'idea di una città più bella piace a tutti, i negozianti però - questa la loro richiesta - chiedono che i sacrifici non pesino soltanto sulle loro spalle. La crisi morde e perdere clienti significa trovaresi senza ossigeno. Un rischio che il settore commerciale, e l'intera città, non possono correre.
Non è un caso, infatti, che, nonostante la piazza sia più piccola di piazza Aranci, i tempi per la realizzazione delle opere siano gli stessi. Rimane il fatto che, con un cantiere aperto e via Guidoni chiusa al traffico, per i commercianti la vita è dura: pochi parcheggi, pochi clienti e - prima conseguenza - cali di fatturato. Il più battagliero è Massimiliano Bianchi, titolare di Tassi ortofrutta: «La situazione è critica - e lascia parlare i numeri - ogni giorno perdo oltre 500 euro. Già il lavoro è calato dopo lo spostamento del mercato, figuriamoci adesso.
O si rifanno le strade o, se continua così, ci costringeranno a chiudere. Non ci sono vie di mezzo. Pur capendo la bontà del progetto - e si riferisce alla pedonalizzazione delle piazze - non possiamo permetterci cali di questa entità. Ho chiesto agli operai - spiega - quali sono i tempi per concludere gli interventi, mi hanno detto che non appena gli archeologi avranno finito, basteranno quindici giorni per rifare la strada. Vorremo sapere, a questo punto, quanto ne avranno ancora gli archeologi». Sulla stessa lunghezza d'onda gli altri commercianti: ben vengano i lavori a patto che i disagi siano ridotti al minimo o rischieremo, in piena crisi, il collasso. «I lavori porteranno migliorie alla piazza e di questo siamo consapevoli, però, la chiusura della strada ci crea grossi problemi - ribadisce Luca d'Antimi, titolare del bar Bocci - già la situazione era difficile, figuriamoci adesso che ci ritroviamo a far fronte ad ulteriori perdite d'incasso. Con la strada chiusa, da queste parti passa poca gente. Tirare avanti è davvero una fatica». Luca D'Antimi, però, non si limita alle critiche, ma lancia una proposta: «Sfruttiamo l'occasione. Perché non mettere in mostra quanto ritrovato dagli archeologi? L'esposizione dei reperti sarebbe un bel modo per attrarre curiosi e dare un po' di lustro alla città». Insomma, traiamo il positivo dal negativo.
Anche Francesca Peschi, del negozio Futique, conferma la fatica dei commercianti: «Ok ai lavori, però la situazione non è più sostenibile. Già non lo era prima, senza il cantiere, figuriamoci adesso». Insomma, l'idea di una città più bella piace a tutti, i negozianti però - questa la loro richiesta - chiedono che i sacrifici non pesino soltanto sulle loro spalle. La crisi morde e perdere clienti significa trovaresi senza ossigeno. Un rischio che il settore commerciale, e l'intera città, non possono correre.
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