Il Tirreno

Più morti per malformazioni

Corrado Benzio
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Sono neonati con patologie letali per colpa dell'inquinamento da Sin

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MASSA CARRARA. Malformazioni nei neonati oltre la norma. Erano voci raccolte anni fa negli ambienti dell'Asl e dell'Opa. Che oggi saltano fuori, nero su bianco, nello studio Sentieri, un acronimo che sta per «studio epidemiologico nazionale dei territori e degli insediamenti esposti a rischio da inquinamento».  Sentieri è la ricerca finanziata dal Ministero della Salute per verificare se nei 44 Sin (siti di interessi nazionali per la bonifica ambientale) sparsi lungo la Penisola - fra questi quello di Massa e Carrara - ci sia stato un aumento di tumori e di morti dovuto alle lavorazioni prima e all'inquinamento residuo poi.  Dell'aumento dei tumori avevamo già scritto, ma Sentieri ci parla anche di malformazioni alla nascita per i bimbi apuani. 

«Per le condizioni morbose perinatali e per le malformazioni congenite è plasuibile un ruolo delle esposizioni ambientali presenti nel Sin, in particolare è ipotizzabile un ruolo eziologico per le esposizioni agli agenti chimici, a inquinanti prodotti sia dal petrolchimico sia dai siti di discarica».  Insomma, grazie alle fabbriche della zona industriale, non solo la Farmoplant, a Massa e Carrara ci sarebbero state più malformazioni alla nascita della media, peraltro - a quanto sembra - di fronte a genitori costituzionalmente sani.  Un brutto clima. Quello che si repira - è il caso di dirlo - leggendo le quattro pagine che lo studio dedica al Sin massese e carrarino, è un brutto clima.  In uno studio sul rischio neoplastico (ovvero di tumore) «fra gli ex dipendenti di aziende produttrici di formulati per uso agricolo presenti a Massa-Carrara (periodo 1950-1998) si evidenziano eccessi di mortalità negli uomini - si legge nel studio - per tutte le cause, per la totalità dei tumori, per il tumore della laringe, del polmone, del fegato».  Naturalmente quando lo studio scrive «aziende produttrici di formulati per uso agricolo» fa riferimento alla ex Enichem e alla Farmoplant. Quest'ultima è rimasta un triste ricordo nella mente di tutti i massesi, quando esplose in una incredibile domenica, il 17 luglio 1988.  Lo studio di Sentieri - presentato due settimane fa a Torino - ha preso come arco di tempo il periodo 1995-2002 e ha guardato ad un popolazione totale di 131803 abitanti.

Si tratta nei residenti Massa e di Carrara al censimento del 2001.  Il rapporto riporta alla mente anche un precedente studio che ha riguardato la mortalità nel periodo di anni dal 1990 al 1994.  Anche in quel caso si era già evidenziato un eccesso di mortalità per malattie non tumorali (malattie del cuore, dei polmoni, apparato digerente, cirrosi epatica) e tumorali (stomaco, laringe, fegato, polmone, pleura, vesciva). Gli autori commentavano «dando maggiore importanza al ruolo occupazionale e facendo notare che quasi tutti gli eccessi sono risultati nella popolazione maschile».  Interessanti anche i dati tratti dalle morte fra gli operai della cookeria di Carrara, ma anche fra chi lavorava l'amianto nella cantieristica navale.  Insomma, pare che nessuno delle nostre aziende abbia risparmiato qualcosa ai propri dipendenti.  Ricordiamo che il decreto di perimetrazione del Sin apuano elenca la presenza di queste tipologie di impianti: industria farmaceutica, petrolchimico, impianto siderurgico, area portuale, amianto, discariche, inceneritori, esposizioni ambientali. Uno studio del genere, dedicato ai morti da industria e da Sin, avrebbe dovuto suscitare un minimo di interesse fra chi di questa materia viva deve avere a che fare tutti i giorni. Dai medici agli imprenditori, dai politici ai sindacalisti.  Mentre nelle aule del Tribunale di Massa - fra il silenzio di tutti - continuano a susseguirsi udienze per morti in aziende che hanno nomi prestigiosi (e potenti, come ad esempio il Nuovo Pignone).  Fra l'altro lo studio conclude con una richiesta molto interessante: «Per comprendere meglio il ruolo delle esposizioni ambientali nelle eziopatogenesi di alcune patologie con evidenza a priori, sarebbe auspicabile un approndimento attraverso uno studio di biomonitoraggio che contentirebbe di valutare i livelli di esposizione umana agli inquinanti nell'ambiente, in modo da distinguere il ruolo delle esposizioni ambientali, da quelle di tipo ambientale». 

Bisognerebbe capire di cosa si muore: se solo perchè si è lavorato in qualche fabbrica. Oppure perchè di quelle fabbriche si sono respirati i veleni vivendo a pochi passi da ciminiere e raffinerie.  Una vicenda che dovrebbe scuotere le coscienze, a partire da quelle sindacali. E non può essere solo un pm, per di più oberato da mille inchieste importanti, a seguire le tracce dei veleni che ancora ci uccidono fra il Lavello ed il fosso del Cinquale.  Il pubblico ministero è la dottoressa Rossella Soffio. In altri ambienti verrebbe chiesto che fossero potenziati uomini e mezzi delle sue inchieste di questi morti «da lavoro». Invece c'è un disinteresse figlio di troppi imbarazzi.

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