La manifestazione
Maxitraffico di coca, riarrestato
◗
Enrico Gazzo (da Facebook)Dopo la detenzione a Minsk, imprenditore in carcere a Roma
4 MINUTI DI LETTURA
CARRARA. È stato bloccato mercoledì scorso a Fiumicino, mentre rientrava in Italia da Minsk, in Bielorussia, dopo 45 giorni di detenzione. Enrico Gazzo, l'imprenditore di 44 anni di Marina di Carrara accusato di traffico internazionale di stupefacenti, si trova in carcere a Roma. I carabinieri del Ros di Livorno, guidati dal comandante Fulvio Fontanelli, hanno fermato Gazzo eseguendo un provvedimento cautelare firmato dal gip del tribunale di Livorno. Il provvedimento cautelare era stato richiesto dal pubblico ministero Massimo Mannucci. L'imprenditore carrarese Enrico Gazzo è accusato di essere il destinatario di una tonnellata e due di cocaina, mescolata a bentonite, sequestrata a Lima nel maggio 2008, in collaborazione con le autorità peruviane. La roba sarebbe dovuta arrivare al porto di Livorno.
Di origine milanese, Gazzo è infatti il titolare della società Vitrotecnica Engenering che opera nel settore della lavorazione del vetro e a cui, secondo l'accusa, il carico sarebbe dovuto arrivare. La droga era stata mescolata a bentonite sodica e nascosta all'interno di 219 sacchi in partenza per il porto di Livorno. Ma i cani della polizia peruviana l'avevano annusata prima che fosse caricata a bordo di una nave cargo. Secondo il Ros, la coca poi sarebbe stata presa in consegna da persone complici che l'avrebbero fatta uscire dallo scalo labronico per poi distribuirla via terra, molto probabilmente, nel Nord Italia. Gazzo era stato arrestato - in base a un provvedimento di custodia cautelare emesso dall'autorità giudiziaria peruviana - a Minsk dove si trovava per lavoro per acquistare dei macchinari per la trasformazione del vetro. Da Minsk però era stato scarcerato e mercoledì aveva ripreso il volo per tornare a casa a Marina di Carrara, dove vive con la famiglia, moglie e figli. Ma gli accertamenti del Ros hanno portato all'emissione di un nuovo provvedimento, firmato lunedì scorso dal tribunale livornese. Le indagini del Ros sul traffico di stupefacenti, iniziate già nel 2008, hanno portato alla luce una organizzazione, radicata nelle province di La Spezia, Massa-Carrara e Livorno: nel marzo 2010 era già stato arrestato l'imprenditore di Sarzana Antonio Dal Cielo, 50 anni, di Sarzana, accusato di tenere i contatti con la Colombia per un traffico di cocaina. E le indagini su quel giro di droga sono tuttora in corso. Le intercettazioni relative all'attività di Dal Cielo, inoltre, nel settembre del 2009 avevano permesso di arrivare al video che ritraeva l'ex presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo insieme a una trans.
LA DIFESA: CHIEDIAMO SUBITO LA SCARCERAZIONE. Fin dall'interrogatorio di garanzia, previsto a Roma questa mattina, gli avvocati difensori Paolo Barsotti e Alberto Pincione di Carrara e Piero Porciani di Milano chiederanno la scarcerazione del loro assistito Enrico Gazzo. I legali, come già avevano fatto notare la settimana scorsa nel momento in cui era trapelata la notizia dell'arresto di Enrico Gazzo a Minsk, in Bielorussia - era stato bloccato ai primi di ottobre all'aereoporto - sottolineano che a tutt'oggi non risultano fatti nuovi rispetto all'inchiesta, per la stessa vicenda, aperta dalla procura di Livorno, e per la quale già da un anno e mezzo era stato notificato l'avviso di chiusura indagini. L'imprenditore del settore vetro era stato di nuovi interrogato, su richiesta della difesa, la scorsa estate e già da febbraio aveva regolare passaporto. Semmai, a quanto emerge, questo mandato di cattura italiano sarebbe assai gradito dalla difesa, nel senso che stoppa qualsiasi possibile iniziativa analoga del Perù: dopo 45 giorni di prigionìa in Bielorussia, per Enrico Gazzo, assai provato fisicamente, una eventuale detenzione in Perù, in condizioni sicuramente molto peggiori rispetto alle carceri italiane, avrebbe potuto comportare rischi gravi. Per questo traffico di droga il Perù aveva emesso un primo mandato di cattura a carico di Gazzo nel 2008, revocato l'anno successivo.
Il nuovo mandato di cattura peruviano, che risale al 13 settembre 2010, non risulta mai notificato all'autorità giudiziaria italiana, ed è in forza di questo che Gazzo era stato arrestato a Minsk. Liberato ieri l'altro perché dal Perù non era giunta richiesta di estradizione, vi poteva però essere un nuovo mandato sudamericano; ma la procura livornese ha di fatto stoppato ogni possibile iniziativa sudamericana, e gli avvocati difensori possono giocare tutta la partita in Italia. E, sostengono, dimostreranno l'estraneità del loro assistito nella vicenda.
Di origine milanese, Gazzo è infatti il titolare della società Vitrotecnica Engenering che opera nel settore della lavorazione del vetro e a cui, secondo l'accusa, il carico sarebbe dovuto arrivare. La droga era stata mescolata a bentonite sodica e nascosta all'interno di 219 sacchi in partenza per il porto di Livorno. Ma i cani della polizia peruviana l'avevano annusata prima che fosse caricata a bordo di una nave cargo. Secondo il Ros, la coca poi sarebbe stata presa in consegna da persone complici che l'avrebbero fatta uscire dallo scalo labronico per poi distribuirla via terra, molto probabilmente, nel Nord Italia. Gazzo era stato arrestato - in base a un provvedimento di custodia cautelare emesso dall'autorità giudiziaria peruviana - a Minsk dove si trovava per lavoro per acquistare dei macchinari per la trasformazione del vetro. Da Minsk però era stato scarcerato e mercoledì aveva ripreso il volo per tornare a casa a Marina di Carrara, dove vive con la famiglia, moglie e figli. Ma gli accertamenti del Ros hanno portato all'emissione di un nuovo provvedimento, firmato lunedì scorso dal tribunale livornese. Le indagini del Ros sul traffico di stupefacenti, iniziate già nel 2008, hanno portato alla luce una organizzazione, radicata nelle province di La Spezia, Massa-Carrara e Livorno: nel marzo 2010 era già stato arrestato l'imprenditore di Sarzana Antonio Dal Cielo, 50 anni, di Sarzana, accusato di tenere i contatti con la Colombia per un traffico di cocaina. E le indagini su quel giro di droga sono tuttora in corso. Le intercettazioni relative all'attività di Dal Cielo, inoltre, nel settembre del 2009 avevano permesso di arrivare al video che ritraeva l'ex presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo insieme a una trans.
LA DIFESA: CHIEDIAMO SUBITO LA SCARCERAZIONE. Fin dall'interrogatorio di garanzia, previsto a Roma questa mattina, gli avvocati difensori Paolo Barsotti e Alberto Pincione di Carrara e Piero Porciani di Milano chiederanno la scarcerazione del loro assistito Enrico Gazzo. I legali, come già avevano fatto notare la settimana scorsa nel momento in cui era trapelata la notizia dell'arresto di Enrico Gazzo a Minsk, in Bielorussia - era stato bloccato ai primi di ottobre all'aereoporto - sottolineano che a tutt'oggi non risultano fatti nuovi rispetto all'inchiesta, per la stessa vicenda, aperta dalla procura di Livorno, e per la quale già da un anno e mezzo era stato notificato l'avviso di chiusura indagini. L'imprenditore del settore vetro era stato di nuovi interrogato, su richiesta della difesa, la scorsa estate e già da febbraio aveva regolare passaporto. Semmai, a quanto emerge, questo mandato di cattura italiano sarebbe assai gradito dalla difesa, nel senso che stoppa qualsiasi possibile iniziativa analoga del Perù: dopo 45 giorni di prigionìa in Bielorussia, per Enrico Gazzo, assai provato fisicamente, una eventuale detenzione in Perù, in condizioni sicuramente molto peggiori rispetto alle carceri italiane, avrebbe potuto comportare rischi gravi. Per questo traffico di droga il Perù aveva emesso un primo mandato di cattura a carico di Gazzo nel 2008, revocato l'anno successivo.
Il nuovo mandato di cattura peruviano, che risale al 13 settembre 2010, non risulta mai notificato all'autorità giudiziaria italiana, ed è in forza di questo che Gazzo era stato arrestato a Minsk. Liberato ieri l'altro perché dal Perù non era giunta richiesta di estradizione, vi poteva però essere un nuovo mandato sudamericano; ma la procura livornese ha di fatto stoppato ogni possibile iniziativa sudamericana, e gli avvocati difensori possono giocare tutta la partita in Italia. E, sostengono, dimostreranno l'estraneità del loro assistito nella vicenda.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
