Sicurezza
Il ministero: record di malformazioni tra i bambini
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Malformazioni nei neonati oltre la norma. Erano voci raccolte anni fa negli ambienti dell'Asl e dell'Opa. Che oggi saltano fuori, nero su bianco, nello studio Sentieri, un acronimo che sta per «studio epidemiologico nazionale dei territori e degli insediamenti esposti a rischio da inquinamento». Sentieri è la ricerca finanziata dal Ministero della Salute per verificare se nei 44 Sin (siti di interessi nazionali per la bonifica ambientale) sparsi lungo la Penisola - fra questi quello di Massa e Carrara - ci sia stato un aumento di tumori e di morti dovuto alle lavorazioni prima e all'inquinamento residuo poi.
«Per le condizioni morbose perinatali e per le malformazioni congenite è plasuibile un ruolo delle esposizioni ambientali presenti nel Sin, in particolare è ipotizzabile un ruolo eziologico per le esposizioni agli agenti chimici, a inquinanti prodotti sia dal petrolchimico sia dai siti di discarica». Insomma, grazie alle fabbriche della zona industriale, non solo la Farmoplant, a Massa e Carrara ci sarebbero state più malformazioni alla nascita della media, peraltro - a quanto sembra - di fronte a genitori costituzionalmente sani. Quello che si repira - è il caso di dirlo - leggendo le quattro pagine che lo studio dedica al Sin massese e carrarino, è un brutto clima. In uno studio sul rischio neoplastico (ovvero di tumore) «fra gli ex dipendenti di aziende produttrici di formulati per uso agricolo presenti a Massa-Carrara (periodo 1950-1998) si evidenziano eccessi di mortalità negli uomini - si legge nel studio - per tutte le cause, per la totalità dei tumori, per il tumore della laringe, del polmone, del fegato». Naturalmente quando lo studio scrive «aziende produttrici di formulati per uso agricolo» fa riferimento alla Enichem e alla Farmoplant.
Lo studio conclude con una richiesta molto interessante: «Per comprendere meglio il ruolo delle esposizioni ambientali nelle eziopatogenesi di alcune patologie con evidenza a priori, sarebbe auspicabile un approndimento attraverso uno studio di biomonitoraggio che contentirebbe di valutare i livelli di esposizione umana agli inquinanti nell'ambiente, in modo da distinguere il ruolo delle esposizioni ambientali, da quelle di tipo ambientale». Bisognerebbe capire di cosa si muore: se solo perchè si è lavorato in qualche fabbrica. Oppure perchè di quelle fabbriche si sono respirati i veleni vivendo a pochi passi da ciminiere e raffinerie. Una vicenda che dovrebbe scuotere le coscienze, a partire da quelle sindacali. E non può essere solo un pm, per di più oberato da mille inchieste importanti, a seguire le tracce dei veleni che ancora ci uccidono fra il Lavello ed il fosso del Cinquale. Il pubblico ministero è la dottoressa Rossella Soffio. In altri ambienti verrebbe chiesto se fossero potenziati uomini e mezzi delle sue inchieste di questi morti «da lavoro». Invece c'è un disinteresse figlio di troppi imbarazzi.
«Per le condizioni morbose perinatali e per le malformazioni congenite è plasuibile un ruolo delle esposizioni ambientali presenti nel Sin, in particolare è ipotizzabile un ruolo eziologico per le esposizioni agli agenti chimici, a inquinanti prodotti sia dal petrolchimico sia dai siti di discarica». Insomma, grazie alle fabbriche della zona industriale, non solo la Farmoplant, a Massa e Carrara ci sarebbero state più malformazioni alla nascita della media, peraltro - a quanto sembra - di fronte a genitori costituzionalmente sani. Quello che si repira - è il caso di dirlo - leggendo le quattro pagine che lo studio dedica al Sin massese e carrarino, è un brutto clima. In uno studio sul rischio neoplastico (ovvero di tumore) «fra gli ex dipendenti di aziende produttrici di formulati per uso agricolo presenti a Massa-Carrara (periodo 1950-1998) si evidenziano eccessi di mortalità negli uomini - si legge nel studio - per tutte le cause, per la totalità dei tumori, per il tumore della laringe, del polmone, del fegato». Naturalmente quando lo studio scrive «aziende produttrici di formulati per uso agricolo» fa riferimento alla Enichem e alla Farmoplant.
Lo studio conclude con una richiesta molto interessante: «Per comprendere meglio il ruolo delle esposizioni ambientali nelle eziopatogenesi di alcune patologie con evidenza a priori, sarebbe auspicabile un approndimento attraverso uno studio di biomonitoraggio che contentirebbe di valutare i livelli di esposizione umana agli inquinanti nell'ambiente, in modo da distinguere il ruolo delle esposizioni ambientali, da quelle di tipo ambientale». Bisognerebbe capire di cosa si muore: se solo perchè si è lavorato in qualche fabbrica. Oppure perchè di quelle fabbriche si sono respirati i veleni vivendo a pochi passi da ciminiere e raffinerie. Una vicenda che dovrebbe scuotere le coscienze, a partire da quelle sindacali. E non può essere solo un pm, per di più oberato da mille inchieste importanti, a seguire le tracce dei veleni che ancora ci uccidono fra il Lavello ed il fosso del Cinquale. Il pubblico ministero è la dottoressa Rossella Soffio. In altri ambienti verrebbe chiesto se fossero potenziati uomini e mezzi delle sue inchieste di questi morti «da lavoro». Invece c'è un disinteresse figlio di troppi imbarazzi.
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