Il Tirreno

PARTE CIVILE

Appello al procuratore: ci fidiamo tanto di lui

Simonetta Fiorentini che ha perso la madre nell’alluvione
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Simonetta Fiorentini che ha perso la madre nell’alluvione

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 AULLA. C'è una persona sola di cui Andrea Cella e Simonetta Fiorentini si fidano e in cui sperano. E quella persona è Aldo Giubilaro, procuratore capo.  Simonetta ha ben impresse le parole che la ha detto, il giorno in cui, nella chiesina di Olivola, dava l'addio a sua madre: «Mi si è avvicinato, accanto all'altare, mi ha invitato a non perdere la speranza e mi ha fatto una promessa». La promessa che «farà il possibile per accertare i fatti» perchè - aggiunge Simonetta - «qui qualcuno sta giocando a rimpiattino»». Andrea parla con naturalezza del procuratore, vede l'uomo, oltre l'istituzione: «Mi ha fatto davvero un'ottima impressione, conto su di lui».  Seduti ad un bar, a due passi dalla polevere di Aulla, Andrea e Simonetta raccontano la loro tragedia. Adesso vogliono giustizia e verità: «Sappiamo che è in corso un'inchiesta (ad ora non risultano indagati ndr)». Sanno anche che sono stati nominati due periti: gli ingegneri Giovanni Menduni e Riccardo Fanti. A loro la Procura ha dato tre mesi di tempo per presentare una relazione e quell'atto sarà un documento fondamentale per il prosieguo delle indagini.  Una cosa è certa: le famiglie delle vittime hanno tutta l'intenzione di costituirsi parte civile nel caso di un procedimento penale.  Hanno già chiesto aiuto ad un legale per capire la loro posizione e il percorso da intraprendere.  La famiglia Pozzi si è rivolta a Paolo Masseglia, del foro spezzino: «Per noi - ribadisce Andrea, genero di Claudio Pozzi - è fondamentale accertare le responsabilità». Di causa civile e risarcimento danni non ne vogliono sapere: il dolore è ancora troppo forte. Qualche parola in più, però, Simonetta, se la concede. Non pensa a se stessa, ma all'intera comunità di Aulla: «Arriveranno finanziamenti, risorse, io mi auguro che siano utilizzate nel migliore dei modi, per il bene della collettività».  Andrea non ce la fa a parlare di "tragedia e punto": «Questa non è la classica tragedia - spiega riferendosi all'esistenza di reponsabilità - vogliamo chiarezza». La chiarezza che soltanto la giustizia, in cui loro contano tanto, potrà dare alle famiglie di Enrica Pavoletti e Claudio Pozzi. Forse non un lenitivo del dolore, ma per lo meno la certezza che due morti non siano dimenticati. C.S.

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