Finanza
Truffa dellagenzia di affari di Marina: in tribunale una testimonianza choc
«Hanno circuito mio padre»
Alessandra Vivoli
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Il tribunale di Carrara La figlia: era malato di Alzheimer, gli concessero un prestito
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CARRARA. «Hanno convinto mio padre che io non ero sua figlia, ma un'estranea che lo teneva dentro casa. Gli hanno fatto sottoscrivere un finanziamento per oltre 10 mila euro, proprio a lui che, affetto da demenza senile e Alzheimer, non aveva più nemmeno il valore dei soldi. Alla fine sul suo conto corrente, dove aveva accumulato i risparmi di una vita, non c'era più nulla». È stata drammatica la testimonianza, davanti al giudice Cosimo Maria Ferri e al pm Federico Manotti, di Marina Cortesotti, figlia di Romano, pensionato delle Ferrovie dello Stato in pensione, deceduto, alcuni mesi fa, a 75 anni. Romano Cortesotti è una delle vittime della truffa dell'agenzia di prestiti Finanza e Futuro, in pieno centro a Marina. Quella per cui sono finiti sul banco degli imputati i titolari. E coinvolte, altre due persone. La vicenda. A processo ci sono i due «mediatori» marito e moglie: Massimo Seghieri, 53 anni, nato a Sarzana ma residente a Marina, la moglie Brunella Fialdini di 44 anni, suo fratello Fabio Fialdini 41enne residente a Massa, e Tina Venturini di 82 anni, madre del Seghieri. I quattro imputati sono accusati a titolo diverso: i reati contestati vanno dalla circonvenzione di incapace (contestata alla coppia Fialdini e Seghieri) al falso, fino alla truffa. Nel dicembre del 2009 la polizia aveva arrestato Massimo Seghieri e Brunella Fialdini per circonvenzione di incapace ed esercizio abusivo (senza essere iscritti all'albo) della professione di promotore finanziario. Fabio Fialdini è accusato di falso. A Tina Venturini sarebbe addebitato un caso di circonvenzione d'incapace (quello dell'anziano ammalato di Alzheimer). I coniugi vennero scarcerati dal tribunale del riesame, ma Seghieri si trova tuttora in carcere per reati precedenti. L'agenzia è stata sequestrata. La testimonianza drammatica. Il padre è deceduto. Lei, Marina Cortesotti, si è costituita parte civile. E ha raccontato di quel prestito da oltre 10mila euro. Per cui il padre aveva fatto la cessione di un quinto della pensione di poco più di mille euro. «Mio padre non era più in sè, la malattia lo aveva prostrato e quelle persone hanno aprofittato di lui - ha detto la figlia - Lo accompagnavano in banca, mi sono trovata il Seghieri perfino in casa, nella camera da letto di mio babbo. Ma la cosa più triste è stata come l'hanno messo contro di me: non mi riconosceva nemmeno più. Aveva buttato via il biglietto plastificato con i numeri miei e di mia sorella: aveva in tasca solo quelli di Tina e Massimo». Il medico: mai fatto quel certificato. Nel corso del processo è sfilato anche il medico Alberto Perutelli. A sua firmail modulo presentato dall'agenzia di affari per avere il prestito, quello in cui si parla di sana e robusta costituzione del Cortesotti. In aula il colpo di scena: «Quella non è la mia firma - ha detto il dottor Perutelli - Io sono in pensione da dieci anni e non ho mai visto quel modulo. Cortesotti poi non è masi sato un mio paziente, io facevo il pediatra».
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