Proteste
Protesi sbagliata all'anca, risarcita
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Lospedale di Carrara e a destra lavvocato Rachele Vatteroni Durante l'intervento le procurano una frattura, l'Asl dovrà pagare 75mila euro
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CARRARA. Durante l'intervento, nel posizionarle la protesi all'anca, le fratturano il gran trocantere (una delle sporgenze dell'osso del femore). Per una cuoca di 64 anni, un anno e mezzo di tormenti, poi il nuovo intervento. Adesso l'Asl dovrà risarcila di 75mila euro. Una vicenda delicata che risale al 2002. In quell'anno la cuoca di Massa, Ebe Bettini, che all'epoca dei fatti lavorava come stagionale in alcuni ristoranti della zona, si sottopone all'intervento protesico all'anca destra presso l'ospedale di Carrara. Un'operazione ortopedica quasi di routine. Ma durante l'intervento qualcosa va storto: nel posizionare la protesi procurano alla donna una frattura obliqua al gran trocantere femorale, che viene poi ridotta in maniera non corretta. Ma questo la signora lo scoprirà solo un anno e mezzo dopo. Dopo tutta una serie di accertamenti per capire cosa la facesse continuare a star male. Subito dopo l'operazione comincia a provare dolori lancinati e perdita di equilibrio: per lei diventa difficile anche uscire di casa, fare la spesa e andare al lavoro. Tutto ciò le procura anche uno stato di grande prostrazione. E così effettua tutti i controlli ma le dicono sempre che va tutto bene. Segue la fisioterapia, con grande fatica. Si rivolge perfino a un terapista del dolore per cercare di superare quel continuo malessere che prova stando seduta a lungo, ma anche semplicemente quando si allaccia le scarpe. La donna, esasperata, decide, alla fine del 2003 di farsi visitare dal professor Giannini, direttore della clinica ortopedica dell'Università di Bologna che scopre, con tanto di perizia, le cause del suo male. E le comunica la necessità di un intervento di revisione e riprotesizzazione. La 64enne, deve cioè sottoporsi a una nuova operazione chirurgica perchè la protesi deve essere riposizionata bene. Questa volta decide di fare l'intervento all'ospedale di Massa. Tutto fila liscio. Ma la rabbia e l'amarezza, convincono la signora a presentare, siamo nel 2006, causa nei confronti dell'Asl. Viene assistita dall'avvocato Rachele Vatteroni: come responsabile contrattuale è l'Asl ad essere citata in giudizio per il risarcimento danni, non i medici che hanno effettuato l'intervento. Ieri, dopo cinque anni, il giudice Ermellini ha riconosciuto alla cuoca 64enne il 13% di danni biologici, e quasi un anno di inabilità temporanea. Il tutto è stato quantificato in 59mila euro, rivalutatu e con interessi e le spese di Ctu (consulente tecnico di parte), la somma arriva a sfiorare i 75mila euro. Il giudice Ermellini non si è pronunciato sul danno morale, la signora e il suo avvocato stanno valutando se presentare o meno appello. A.V.
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