La manifestazione
Crollo, chiesti i rinvii a giudizio
Nel mirino i direttori dei lavori, i tecnici delle ditte e un dirigente comunale
CARRARA. Crollo della palazzina in via Carriona: cinque richieste di rinvio a giudizio per crollo e disastro colposo. E anche una spiegazione, chiara e puntuale, da parte della Procura, delle cause di quel crollo che, nel novembre scorso ha lasciato un ferita aperta nella città. Il crollo sarebbe avvenuto a causa del collasso del muro d'argine su cui insistevano il manto stradale e le fondamenta dell'edificio. E questo a seguito della progressiva erosione della corrente dell'acqua, provocata - a sua volta - dalla maggiore pendenza dell'alveo, dalla demolizione del bauletto di fognatura in corrispondenza della palazzina, e dalla realizzazione delle piste in alveo, che hanno modificato il corso delle acque. La richiesta di rinvio a giudizio, depositata nei giorni scorsi dal Gup, coinvolge gli ingegneri Pietro Orsini e Nicola Festa, direttori dei lavori dei lavori di risagomazione dell'alveo del torrente Carrione nel centro storico (lotto Valle). Chiesto il rinvio a giudizio anche per il dirigente dell'ufficio Opere pubblico del Comune e responsabile unico del procedimento, ingegner Sergio Alteri. E ancora, sono coinvolti dal provvedimento, il direttore dei lavori della ditta Coestra, aggiudicataria dell'appalto per la risistemazione dell'alveo del Carrione, Gianluca Dei. E Paolo Fredducci, responsabile tecnico della ditta Abc Generale Engineering, incaricata di eseguire lavori di bonifica bellica nel fiume. A poco più di un anno dal crollo che il 2 novembre ha sventrato uno degli edifici storici della città, lasciando per parecchio tempo senza casa 34 persone residenti nella zona (tutte costituite parti offese) l'indagine della Procura, condotta dal pm Alessandra Conforti e portata a termine dal procuratore Federico Manotti, è arrivata a un punto fermo. Con cinque richieste di rinvio a giudizio, per quella negligenza, imprudenza e perizia che avrebbe generato il crollo. Scendendo nello specifico gli ingegneri Orsini, Festa e Dei della Coestra, secondo la Procura, avendo realizzato la demolizione delle briglie nel tratto compreso tra il ponte di via Apuana e quello di via Cavour, avrebbero fatto aumentare significativamente la pendenza dell'alveo fino a due metri, provocando un considerevole aumento della capacità erosiva della corrente. Il dirigente delle Opere Pubbliche e responsabile unico del procedimento, Sergio Altieri, invece, è stato rinviato a giudizio perchè avrebbe omesso di controllare e garantire che i lavori fossero realizzati in alveo secondo i tempi previsti dal progetto approvato, e non avrebbe coordinato questa fase con la bonifica bellica, consentendo, insieme ad Orsini, che la ditta Abc realizzasse quei lavori in assenza di una perizia di variante approvata. Al responsabile tecnico della ditta Abc, Paolo Fredducci, viene contestato che, eseguendo tra il 21 e il 28 settembre del 2010, i lavori di bonficia bellica e realizzando il ripristino di piste nella sponda destra del fiume (fra il ponte di via Apuana e quello di via Cavour) avrebbe demolito il bauletto della fognatura posto in corrispondenza al muro d'argine, vicino all'edificio di via Carriona in cui si è verificato il crollo. E infine ci sono anche altre contestazioni, all'origine delle cinque richieste di rinivio a giudizio da parte della Procura. Nel mirino Orsini e Altieri, per aver autorizzato Dei della Coestra a riprendere i lavori nell'alveo del Carrione, in assenza di una certificazione che attestasse l'avvenuta bonifica bellica. Consentendo così una nuova movimentazione del materiale in alveo. Tutte queste condotte, secondo le indagini costituiscono il copioso fasciolo della Procura, avrebbero provocato il crollo della palazzina in via Carriona.
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