Il Tirreno

Fossi tombati, arrivano 105 diffide

Claudio Figaia
Un canale all’imbocco della tombatura nella zona di Ronchi
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Un canale all’imbocco della tombatura nella zona di Ronchi

Offensiva pro sicurezza del Comune, ma c'è chi risponde ricorrendo ai legali

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 MASSA. Fossi che scompaiono sottoterra, attraversano - invisibili - giardini, strade, parcheggi e rispuntano qualche centinaia di metri più in là. Sembra il Carso, ma è il territorio di Massa, uno dei più cementificati della Toscana. Una zona dotata di un reticolo idrico ricchissimo e oggi pesantemente stravolto.  Per fare spazio a villette, strade, segherie, palazzi, i corsi d'acqua sono stati interrati, intombati - cioè incanalati in tubazioni sotto il livello del suolo - senza grandi preoccupazioni per le conseguenze. Conseguenze che sono poi esondazioni e allagamenti causati dai "tappi" che si formano all'imboccatura della cementificazione del canale.  Un abusivismo di massa: i tecnici dell'ufficio Ambiente del Comune, sulla base di una mappatura del reticolo idrico del territorio, hanno individuato almeno 105 situazioni di "grave criticità". E solo nella fascia di costa, tra autostrada e mare.  Campo per campo, strada per strada, il team dell'assessorato Ambiente è andato a vedere ogni singolo canale. Il risultato è disarmante e preoccupante: oltre 100 opere di tombatura, di recinzione, o di altri interventi sugli alvei giudicate abusive e pericolose.  Situazioni che dovranno essere sanate dai privati.  Lo stabilisce l'ordinanza emessa dal sindaco Roberto Pucci il 4 novembre dell'anno scorso, dopo il disastro di Ognissanti, che obbliga i proprietari dei terreni e delle proprietà private su cui insistono fossi o canali tombati abusivamente al ripristino dello stato naturale. Un contributo alla messa in sicurezza del territorio che, dunque, chiama in causa direttamente i cittadini. Dai quali, a giudicare dalla mole di lettere di "contro-diffida" firmate da avvocati che stanno giungendo a palazzo civico, non sembra arrivi molta collaborazione.  L'amministrazione, comunque, va avanti. Individuati (e non è stato facile, causa la parcellizzazione delle proprietà) i responsabili, ha inviato loro un invito a demolire tombature e recinzioni. Nello stesso tempo, ha inviato le segnalazioni in Provincia (è Palazzo ducale che deve autorizzare gli interventi di ripristino) e alla Procura della Repubblica, nei casi di sospetto di reato ambientale.  150 sono le lettere spedite ad altrettanti cittadini risultati, da verifiche catastali o anagrafiche, proprietari o detentori dei 105 terreni su cui insistono opere definite abusive o pericolose. A fronte di queste diffide, sono 18 le ordinanze già emesse che obbligano al ripristino; 17 le istanze presentate dai cittadini in Provincia per la richiesta di autorizzazioni in sanatoria, 18 gli interventi di demolizioni eseguiti in proprio da privati, 4 i casi di opere considerate legittime. Ben 48, infine, le richieste di proroga avanzate da chi ritiene di poter produrre relazioni giustificative dell'opera realizzata.  «Il lavoro è tanto, lungo e complicato, tuttavia sarà inesorabile. Garantiremo al privato, come vuole la legge, di presentare in contraddittorio le sue giustificazioni, ma andremo avanti», dicono i tecnici. E non è finita: la campagna di messa in sicurezza - condotta stavolta dalla Protezione civile - si estenderà tra breve nella fascia sopra l'Aurelia e poi sulle colline.

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