Il Tirreno

«Chicco, un guerriero dalle mani d'oro»

Lo strazio ai funerali di Enrico Mauceri
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Lo strazio ai funerali di Enrico Mauceri

Folla e commozione per l'addio a Enrico Mauceri. Gli amici: resterà il suo sorriso

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 MARINA DI CARRARA. «Chicco, così voleva essere chiamato, era un guerriero. Un generoso: vogliamo ricordarlo col sorriso, proprio quello, disarmante, che lui aveva sempre, per tutti».  Si interrompe più volte, sopraffatta dalle lacrime, la ragazza che legge dal pulpito, a nome degli amici, il messaggio d'addio a Enrico Mauceri.  In tanti, ieri alla parrocchia della Santissima Annunziata di Marina, hanno voluto dare l'ultimo saluto al 35enne morto folgorato in cava, folgorato da una scarica a 15mila volts mentre stava eseguendo i lavori di tinteggiatura alla cabina elettrica.  C'erano gli amici. E quasi l'intero tribunale di Massa Carrara dove ha lavorato per oltre quarant'anni il padre di Enrico, il giudice Maurizio Mauceri: dai colleghi, Cosimo Maria Ferri, Ermanno De Mattia, Paolo Puzone, Maurizio Ermellini. E poi gli avvocati, quelli sfilati in anni e anni di udienze: dalla vecchia guardia, Franco Perfetti, Paolo Barsotti, Angelo Ricci, alle nuove leve: Giovanna Barsotti, Luca Pietrini e tanti altri.  E ad officiare il rito funebre per l'addio a Enrico Mauceri, è arrivato alla parrocchia di Marina, a fianco di don Cesare Benedetti, anche monsignor Gianni Crovara, di Sarzana.  E le sue parole sono state piene di commozione.  «Enrico era un uomo che sapeva fare tutto, aveva le mani d'oro - ha ricordato don Gianni - L'avevo sentito quattro giorni fa per chiedergli di fare un lavoretto in parrocchia. E lui, nonostante avesse parecchi impegni, non si è tirato indietro. Ha detto subito di sì. Enrico era fatto così, metteva i bisogni degli altri prima dei suoi. Ci lascerà questa sua generosità, questo suo bene che va al di là della morte: non ce l'hanno portato via, è solo nella stanza accanto».  Don Cesare ha rivolto un pensiero alle bambine di Enrico. «È difficile trovare le parole - ha detto - Ma queste due amatissime bambine devono sapere che, all'imbrunire, guardando il cielo sopra le cave, la prima stella che vedranno apparire sarà quella del loro papà, che dà loro la buonanotte». A.V.

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