Il Tirreno

Mensa sospesa, genitori sulle barricate

Chiara Sillicani
Mensa sospesa, genitori sulle barricate

Ieri niente pasti. Il Comune: era sciopero. Le mamme: un modo per risparmiare soldi

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 MASSA. Per mamme e papà è la goccia che fa traboccare il vaso. Il Comune sospende il servizio mensa: i Cobas hanno proclamato lo sciopero e la refezione non può essere garantita. Ma per i genitori quello sciopero è un mero pretesto per «risparmiare 15mila euro». Le famiglie, questa volta, fanno sul serio: si organizzano in un Osservatorio e proclamano un'assemblea.  Sabato saranno tutte alla Casa delle Culture, all'ex Cat. Per fare il punto. Sono più combattive che mai: spediscono un comunicato alla stampa e - vera novità - lo firmano. Diciasette persone, un indirizzo mail e un numero di telefono per raccogliere adesioni. Lo avevano promesso: non allenteremo la presa. Detto e fatto. Così, ieri, di fronte alla sospensione del servizio, passano dalla parole ai fatti, appunto. I Cobas dichiarano lo sciopero e il Comune decide di tagliare la testa al toro: il servizio non può essere assicurato, potrebbero mancare dipendenti, sospesa la refezione. Mamme e papà sono pronti ad ingaggiare battaglia. Questa volta non lo fanno con il foclore di pentole e tegami, come nei mesi scorsi, ma con un atto che ha il carattere dell'ufficialità: assemblea convocata e osservatorio operativo. Per loro la sospensione è una stratagemma per risparmiare «15mila euro». Sulla circolare la firma è quella di Marcello Fascetti, dirigente all'istruzione. Ed è lui a chiarire:«Quest'anno è la terza volta che prendiamo una decisione di questo tipo, chi si occupa del servizio non era in grado di assicurarlo per lo sciopero. Non dimentichiamo - aggiunge - che stiamo parlando di bambini, dati in carico alla scuola dalle famiglie».  Famiglie, però, su tutte altre posizioni. Stamani gli alunni erano tra i banchi, le maestre in cattedra e anche parecchi dipendenti della Cir food (capofila dell'associazione di impresa che gestisce le mense) avrebbero voluto lavorare. Ma non lo hanno fatto - assicurano - perchè il servizio è stato sospeso. Così se i genitori accusano il Comune di aver interrotto un servizio per far cassa, i lavoratori ritengono di essere stati lesi in un diritto (vedi articolo sopra).  Ecco allora mamme e papà sulle barricate: chiedono di «sospendere l'aumento delle tariffe e di inaugurare la strada delle partecipazione, con un tavolo di consultazione». Mettono nero su bianco le loro richieste, non solo lotta contro il caro mensa: «Verificare i menù, partecipare alla loro definizione, rivedere la provenienza del biologico, la cui certificazione è attualmente impossibile da verificare». Non solo, i genitori dicono no «ai cibi surgelati, fin qui usati in maniera continuativa». Poi ricordano che sono pronti a fare gli 007 nelle cucine: «Per ridurre sprechi e distribuire cibo in esubero alle associazioni benefiche e regolamentare pasti alternativi nei menù invernali». Ma vanno oltre: vogliono anche verificare quante persone lavorano in cucina, se il loro numero è sufficiente a garantire la qualità e se esistono «casi di sfuttamento dei dipendenti». Tornano alla carica anche sugli atti per il servizio mensa: «Non li abbiamo ancora avuti». Insomma, l'aumento delle tariffe ha innescato un meccanismo esplosivo. Adesso la questione non sono i soldi. Non solo, ma l'intero servizio, dal cibo al personale.

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