Il dolore
Lavacchio: manca il parere dei periti
Sospetti sugli interventi di consolidamento chiesti dalla Provincia
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MASSA. Mentre l'indagine sulla frana di Mirteto, costata la vita all'autotrasportatore Aldo Manfredi, è vicina alla conclusione e all'invio delle notifiche alle persone che secondo la procura sono coinvolte, quella di Lavacchio è ancora lontana dalla sua chiusura. Manca ancora il parere supplettivo che i sostituti procuratori Federico Manotti e Rossella Soffio hanno chiesto ai due periti. Passi avanti però sono stati fatti. C'è un'idea abbastanza precisa di cosa può aver causato lo smottamento che si è portato Nara Ricci e il suo figlioletto Mattia Guadagnucci, di appena due anni. Gli inquirenti per questo hanno chiesto un lavoro extra all'ingegnere Paolo Rabitti e al geologo Gian Paolo Sommaruga: nel mirino c'è la frattura sulla strada sovrastante la casa delle vittime. Quel punto ha convogliato l'acqua che è caduta copiosa non solo il 31 ottobre, ma anche nei giorni precedenti. Nonostante gli abitanti della frazione avessero più volte segnalato il problema, nessuno ha fatto niente. Per questo potrebbe essere indagato anche l'operaio che è stato incaricato dalla Provincia di monitorare la situazione (sempre se l'ente ha incaricato qualcuno). Ma è chiaro che nel registro degli indagati finiranno i responsabili degli uffici tecnici che avevano il compito di occuparsi della strada. Un altro aspetto è stato chiesto di approfondire ai due tecnici lombardi incaricati da Manotti e Soffio è se i lavori di consolidamento di smottamenti precedenti a quello tragico del 31 ottobre hanno di fatto peggiorato la situazione. L'impressione che si è avuta dai sopralluoghi aerei effettuati nei giorni successivi alla morte della mamma e del bimbo è che sia stato bloccato il regolare flusso delle acque piovane. Una sorta di tappo che ha appesantito il terreno, fino a farlo venire giù all'improvviso.
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