Il Tirreno

LA TRAGEDIA IN CAVA

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 CARRARA. «Stavo lavorando nel ponteggio, un po' distante da Enrico. Ho visto che lui aveva preso la scaletta. È stato un attimo: ho sentito Nando urlare e sono corso giù. Abbiamo cercato insieme di salvare Chicco. Nando gli ha fatto anche il massaggio cardiaco. Ma abbiamo subito capito che era successo qualcosa di terribile. Che era morto».  Ha poca voglia di parlare Marco Cherubini, il 35enne amico e coetaneo di Enrico Mauceri, morto folgorato mentre stava tinteggiando una cabina elettrica, in cava a Torano.  Quello che ha provato, in quei terribili attimi, quando la scarica di corrente a 15mila volts gli ha portato via un amico, gli si legge ancora in faccia.  È disteso nel suo letto, nel reparto di Unità coronarica all'ospedale di Carrara.  Sulla spalla e in fondo al busto due garze: è qui che è entrata e uscita la scarica che gli ha bucato perfino la maglietta. Quella che anche lui ha assorbito nel tentativo disperato di salvare Enrico.  Marco è sotto osservazione, il suo cuore è costantemente monitorato: il rischio, in questi casi, sono i problemi elettrolitici. Le aritmie cardiache, una reazione frequente in caso di scarica elettrica. Ma lui in ospedale non voleva nemmeno venirci, proprio come Nando.  Ma a preoccupare la moglie, Valentina, gli amici e i parenti che sono qui, seduti nelle seggioline di plastica, fuori dalla porta dell'Utic, è soprattutto il suo stato d'animo.  «Siamo rimasti lassù fino alla fine - dice con il volto straziato Marco - Abbiamo sperato fino alla fine. Ma Enrico non c'era più».  Non vuole aggiungere altro. Non ha voglia di ricordare quei terribili momenti che Marco ha condiviso con Nando, il titolare della ditta artigiana New Energy. Fra lui, Enrico e Nando non c'era solo un rapporto di lavoro, ma molto di più: erano amici fraterni. Nando per i due, vista la differenza di età (ha 56 anni) era quasi un padre.  «Ha provato in tutti i modi a rianimarlo - aggiunge Marco - Eravamo disperati».  La moglie Valentina, è qui fuori dal reparto dove è ricoverato il marito e dove fanno entrare due alla volta.  Ricorda di averlo chiamato, Marco, come faceva sempre, intorno alle 4 e mezzo. Anche mercoledì pomeriggio.  «Mi ha detto: è successo un casino, Chicco è morto». Da allora anche per lei è cominciato l'incubo. Perchè anche lei Enrico lo conosceva bene, era una amico di famiglia. E perchè al Pronto soccorso ha scoperto che i feriti erano due.  Anche Nando. Un altro amico, uno di loro. Una tragedia sul lavoro che è stato come un lutto in famiglia. Una famiglia dove, in pochi attimi, è entrata la morte. A.V.

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