Sicurezza
Frana di Mirteto, altri due indagati
Uno degli indagati è un politico, l’altro è un dipendente comunale
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Due nuovi indagati per l’inchiesta sulla frana del Mirteto, in provincia di Massa, che alla fine di ottobre 2010, costò la vita all’autostrasportatore Aldo Manfredi, 45 anni. Uno degli indagati è un politico, l’altro è un dipendente comunale. Il primo ha a che fare con l’assegnazione della somma urgenza, l’appalto affidato senza gara; il secondo invece ha consentito alle famiglie di via Montalbano, dove avvenne il disastro, di rientrare nelle loro case.
Finora gli avvisi di garanzia erano arrivati a 10 persone: Iacopo De Nobili e Franco Ferrari, di La Spezia, Iacopo Baroni e Stefano Romanini di Camaiore (quest’ultimo nel frattempo è stato vittima di un omicidio), oltre a Giuseppe Rebecchi e Alessandro Migliorelli, Andrea Bontempi, Carlo Mariani, Fabio Mercadante e Riccardo Barbieri. Le accuse ipotizzate per tutti sono omicidio e disastro colposo. Ma c’è un altro filone della vicenda che verrà contestato ad alcuni degli indagati. Per effettuare i lavori in via Montalbano la ditta incaricata dall’amministrazione (la Fratelli Rebecchi), sotto il controllo di due dipendenti comunali, ha dovuto portare dei piloni con un elicottero.
Secondo gli inquirenti è bastato un solo viaggio del velivolo per completare il trasporto. Invece nella fattura presentata in Comune sono stati segnati più viaggi. La polizia ha anche controllato i documenti inviati dal Comune di Massa alla Regione per ottenere il finanziamento e si è visto che quel fascicolo era decisamente incompleto. Quindi c’era da capire se la concessione del finanziamento - nonostante le omissioni che secondo la procura erano gravi - si poteva fare o no.
La risposta che emerge dalle indagini tende verso il no, che non fosse necessaria la somma urgenza e che non spettasse al Comune farsi carico della spesa dei lavori di consolidamento (da qui il coinvolgimento di un politico). Ma è certo che tutto è stato fatto a Massa. Lasciando la Regione all’oscuro.
Finora gli avvisi di garanzia erano arrivati a 10 persone: Iacopo De Nobili e Franco Ferrari, di La Spezia, Iacopo Baroni e Stefano Romanini di Camaiore (quest’ultimo nel frattempo è stato vittima di un omicidio), oltre a Giuseppe Rebecchi e Alessandro Migliorelli, Andrea Bontempi, Carlo Mariani, Fabio Mercadante e Riccardo Barbieri. Le accuse ipotizzate per tutti sono omicidio e disastro colposo. Ma c’è un altro filone della vicenda che verrà contestato ad alcuni degli indagati. Per effettuare i lavori in via Montalbano la ditta incaricata dall’amministrazione (la Fratelli Rebecchi), sotto il controllo di due dipendenti comunali, ha dovuto portare dei piloni con un elicottero.
Secondo gli inquirenti è bastato un solo viaggio del velivolo per completare il trasporto. Invece nella fattura presentata in Comune sono stati segnati più viaggi. La polizia ha anche controllato i documenti inviati dal Comune di Massa alla Regione per ottenere il finanziamento e si è visto che quel fascicolo era decisamente incompleto. Quindi c’era da capire se la concessione del finanziamento - nonostante le omissioni che secondo la procura erano gravi - si poteva fare o no.
La risposta che emerge dalle indagini tende verso il no, che non fosse necessaria la somma urgenza e che non spettasse al Comune farsi carico della spesa dei lavori di consolidamento (da qui il coinvolgimento di un politico). Ma è certo che tutto è stato fatto a Massa. Lasciando la Regione all’oscuro.
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