Il Tirreno

Il dolore del giudice Ferri: abbraccio Maurizio, un amico e un collega

Alessandra Vivoli
Il luogo in cui è avvenuto l’incidente mortale nella cava 17 a Torano: la cabina elettrica con il ponteggio su cui stava lavorando Enrico Mauceri
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Il luogo in cui è avvenuto l’incidente mortale nella cava 17 a Torano: la cabina elettrica con il ponteggio su cui stava lavorando Enrico Mauceri

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 CARRARA. «Abbraccio Maurizio, un amico e un collega. Mi unisco alle sue preghiere, spero che il Signore gli dia tanta forza». Poche parole, sentite e commosse, quelle del giudice Cosimo Maria Ferri.  Il suo è il dolore di tutto l'ambiente giuridico della città dove la scomparsa di Enrico Mauceri, figlio del giudice in pensione Maurizio Mauceri, ha provocato un grandissimo e profondo cordoglio.  Cosimo Maria Ferri è straziato.  Da padre capisce il dolore di un altro padre.  Da magistrato esperto forse sa già che, di questa tragedia in cava in cui ha perso la vita il figlio di un amico, dovrà dirimerne poi il processo.  Una posizione delicata. Ma, soprattutto, un grande e autentico dolore.  Per due volte lui e il dottor Mauceri hanno diviso la scrivania, e la stanza dentro al tribunale di Carrara. La prima volta quando Cosimo Maria Ferri, giovane giudice in carriera è stato chiamato al Csm.  E poi, poco più di un anno fa, quando Maurizio Mauceri, dopo una vita passata sullo scranno di giudice, è andato in pensione. E ha passato il testimone proprio a Ferri.  Una rapporto che, in una città e in un tribunale piccolo come quello di Carrara, travalica quelli di semplice condivisione di un lavoro. Ma diventa un affetto sincero.  «Di fronte ad un dolore così grande ogni parola puo' apparire superflua - dichiara commosso il giudice Ferri - sento solo il desiderio di stringere forte forte il collega ed amico Maurizio a cui mi lega un affetto sincero e vero. E voglio unirmi alle sue preghiere affinchè il Signore gli trasmetta tanta forza. Il tempo che corre inesorabile può portare via le persone più care, ma non ci può rubare tutto ciò che esse hanno per noi rappresentato che resta prezioso ricordo per il passato ed importante esempio, testimonianza per il futuro».  No, non è solo il pensiero di un collega quello di Cosimo Maria Ferri. È l'angoscia di un amico vero. Ed è stato questo stesso sentimento sincero che ha accomunato l'ambiente giuridico della città: fra gli avvocati è stato un tam tam. All'inizio nessuno voleva crederci.  Lui, il giudice Maurizio Mauceri si è chiuso nel suo dolore. Davanti alla sua abitazione è parcheggiata la sua auto, quel Merceds vecchio stile con cui per tante mattine, per tanti anni, non ha mai perso un giorno di udienza in tribunale.  Ci aprono il portone di casa, ma nell'abitazione al terzo piano, con molta delicatezza non ci lasicano entrare: «È un momento dolorosissimo» ci dicono.  Il «dottore» come lo chiamano tutti in questo caseggiato in viale Monzoni a Marina, è distrutto, affermano i vicini.  Enrico qui se lo ricordano bene. «Per anni ha abitato con il padre - dice un signore che porta a passeggio il cane - sono così brave persone, mai uno screzio, mai una parola di troppo. Lui poi, il dottor Maurizio, un vero signore».  È un grande affetto quello che si percepisce attorno a questo giudice mite e rispettoso di tutti, anche di chi sedeva sul banco degli imputati, che, ieri, era per tutti soprattutto un padre disperato.  Il suo Enrico da pochi mesi aveva cambiato residenza. Aveva preso casa in via Salicello, a Castelnuovo.  Nel giardino c'è ancora la sabbia, qualche mattone: segno che i lavori forse non erano ancora finiti. Davanti due sdraio e un monopattino rosa. La residenza ufficiale risulta sempre Ortonovo, via Monte dei Frati.  Quella casa Enrico l'aveva «postata» sulla sua pagina di Facebook. Ne era orgoglioso. E un'amica aveva commentato: «Che bella». Con sei punti esclamativi. Su Facebook, altre foto felici, con le sue due bambine. Da ieri, solo dolore e cordoglio. E tanti perché a cui solo la magistratura potrà dare una risposta.

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