Sicurezza
Assunto per fare pulizie trasformato in operaio: la Solvay lo risarcisce
Dipendente di una cooperativa sconfigge l'azienda e la costringe a pagare la differenza di retribuzione
3 MINUTI DI LETTURA
MASSA. Era dipendente di una cooperativa di pulizie ma in realtà lavorava come operaio. Cioè: invece di spazzare e tenere pulito locali e impianti della Bario Derivati di via Oliveti, operava alla macchina che insacca monodrato di bario. Assunto per una mansione, insomma, ne svolgeva una ben diversa. Senza però percepire la retribuzione che gli spettava come "operaio". Per questa ragione, ha fatto ricorso e ha ottenuto ragione, «sconfiggendo» così, lui modesto operaio, il gigante Bario-Solvay. La scorsa settimana il giudice Erminia Agostini ha accolto il ricorso presentato dall'avvocato Clausio Lalli per conto del lavoratore e ha condannato la società a versare la differenza tra la retribuzione percepita e quella che avrebbe dovuto percpepire per le mansioni svolte. E a riconoscere al ricorrente anche quanto avrebbe dovuto ricevere se non fosse stato allontanato - indebitamente - da quell'attività, in seguito a un controllo dell'Ispettorato del lavoro. La storia è quella di Marco Mosti, socio lavoratore della Servizi Malaspina, una cooperativa con una trentina di dipendenti che si occupa di pulizie. La Malaspina fornisce le sue prestazioni in appalto alla Bario Derivati e, nel giugno 1999, Mosti viene inserito all'interno dell'azienda di via Oliveti. Fino a novembre - così ricostruisce la memoria dell'avvocato Lalli - svolge mansioni corrispondenti all'appalto. Successivamente, però, e fino al marzo 2000, il dipendente della cooperativa inizia a svolgere una diversa attività: quella di addetto all'insaccamento di monoidrati di bario, compito che esegue in parte assieme a un dipendente della Bario, in parte da solo. Ma la cosa non passa inosservata ai sindacati. Nel timore che l'azienda volesse sostituire i lavoratori diretti con personale esterno, i delegait di Cgil e Cisal chiedono l'intervento dell'Ispettorato del Lavoro. Che in marzo visita l'azienda e rileva la illegittima posizione del lavoratore rispetto all'oggetto dell'appalto. In seguito all'ispezione la società decide di togliere Mosti dal reparto insaccamento e lo assegna esclusivamente ad attività di pulizia. Il lavoratore, supportato dalla Cgil, decide comunque di fare ricorso: chiede la retribuzione per il lavoro svolto e, soprattutto, chiede che gli venga riconosciuto di avere lavorato come dipendente subordinato della Bario. E di avere quindi diritto al quella parte di retribuzione non percepita quando venne allontanato dall'insaccamento, dopo la visita dell'Ispettorato. La causa arriva davanti al giudice il mese scorso. E il tribunale di Massa accoglie in pieno le tesi sostenuta dall'avvocato Lalli: il giudice Erminia Agostini «accerta che Mosti doveve essere considerato lavoratore subordinato della Solvay Bario e Derivati fino all'aprile 2011». E condanna quindi la società a pagare al lavoratore le differenze retributive e saldare così il suo credito per le mansioni svolte e mai pagate. In tutto circa 14mila 500 euro più la rivalutazione su base Istat (a cui vanno aggiunti 5mila euro di spese legali a favore dell'avvocato). Non una grande cifra, ma un diritto ristabilito. C.F.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
