Il Tirreno

Il convegno. I professori puntano il dito sull’escavazione. «E a Massa più attenzione per la montagna»

«La tragedia potrebbe ripetersi»

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CONVEGNO AMBIENTALISTA. Sotto alcuni partecipanti all’incontro all’Eden Accanto uno scorcio della Alpi Apuane

Allarme di Salviamo le Apuane: Carrara e frazioni a rischio alluvioni

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 MASSA. Il loro è un grido di allarme. Il grido di chi ha davanti agli occhi il fango di Aulla: i promotori di Salviamo le Apuane temono che la tragedia possa ripetersi. Niente catastrofismo, ma una riflessione - assicurano - nata dall'osservazione e dall'analisi della realtà, dalla sofferenza dei versanti, dal depauperamento della montagna, dai detriti dell'escavazione.  Così il convegno di ieri all'hotel Eden diventa l'occasione per pensare - criticamente - ad una diversa gestione del territorio. Giorgio Pizziolo, architetto e docente di urbanistica, non usa mezzi termini e definisce "lo stato di salute" delle Apuane disastroso. Disastrosa, secondo l'urbanista, soprattutto la situazione di Carrara: «Se si verificasse una pioggia violenta, come quella che ha colpito la Liguria e la Lunigiana, gli effetti sarebbero disastrosi - ripete proprio questo aggettivo - in città e in molte frazioni». E a contribuire a quella pericolosità sarebbero, secondo il professore, le polveri e i detriti per «un uso improprio - così lo definisce - dell'escavazione di carbonato di calcio. Non ci sono più le cave, ma veri e propri cantieri minerari all'aria aperta e il risultato - tira le conclusioni - è l'alterazione del suolo e un elevato rischio idrogeologico».  Per Giorgio Pizziolo la cava, pur nella sua aggressività, dava identità al territorio ed evitava la produzioni di enormi quantità di piccoli detriti. «I residui della lavorazioni, nell'escavazione del carbonato, sono tantissimi e sottili - prosegue Pizzolo - e incrementano notevolmente il rischio di dilavamento e di piene». Un nuovo e più aggressivo sfruttamento delle montagne che - aggiunge il docente - si sta estendendo dal versante carrarese a quello massese, alterando gli equilibri della montagna».  Escavazione, dunque, ma non soltanto perchè nel convegno, coordinato dalla professoressa Franca Leverotti, alla presenza di Bruno Giampaoli (Presidente di Italia Nostra), si è fatto il punto anche sullo stato di salute dei fiumi e dei fossi e dei versanti montuosi e collinari. Imo Furfori, lunigianese di nascita e vicepresidente della sezione locale di Italia Nostra, arriva al convegno dopo essere stato ad Aulla. Considera la città lunigianese, purtroppo, un «caso di scuola»: è la dimostrazione - sintetizza - di cosa può accadere in caso di «scarsa manutenzione del territorio e interventi urbanistici sbagliati. È indispensabile - e lo sottolinea con forza - pulire a monte i corsi d'acqua e garantire ai fiumi il loro spazio naturale, senza restringerne l'alveo».  Più attenzione alla montagna come sottolinea lo stesso Bruno Giampaoli, ma anche progetti di integrazione tra i versanti e la città: le pendici delle Apuane - spiega Pizziolo - hanno notevoli potenzialità di produzione agricola, alimentare e boschiva. Senza dimenticare le potenzialità turistiche, valorizzarle significa superare la monocultura del marmo». E non a caso "Salviamo le Apuane" - fa sapere l'urbanista - è in stretto contatto con il Garante regionale della comunicazione per un confronto approfondito e per proporre progetti condivisi di valorizzazione della montagna. Non solo, quindi, una disciplina più rigida dell'escavazione, ma anche idee e concretezza. Chiara Sillicani

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