Sicurezza
«L'aereo cadde per una fatalità»
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Un rottame del Pilatus caduto in mare il giorno di Ferragosto del 2002 Cinquale, le motivazioni dei giudici. Nessuna responsabilità dell'aeroporto
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MASSA. L'assoluzione del tecnico che aveva il compito di curare la manutenzione del Pilatus Pc 6, l'aereo caduto a largo del Cinquale nove anni fa, è stata motivata dal collegio del tribunale di Massa in 58 pagine. Una sentenza che oltre a dire che Denis Miotto non aveva colpe per lo schianto spegne anche le mille polemiche che ci sono state in questi anni sull'aeroporto del Cinquale. È stata una battaglia giocata tra accusa (il pm Alberto Dello Iacono) e difesa (l'avvocato Matteo Bertucci) a suon di perizie. Ha prevalso la tesi della difesa perché più articolata, come spiegano Failla, Dragotto e Aracri nella motivazione della loro sentenza. Contrasto tra periti. Il più forte contrasto tra le opposte tesi è individuabile nelle cause del disastro: «Per il perito d'ufficio e per quello della difesa - scrivono i giudici - il distacco del montante è dipeso da carichi di compressione conseguenti a una manovra di torsione e di picchiata, senza che avesse alcuna influenza il fatto che l'attacco sub alare fosse danneggiato. Tale ipotesi è stata corroborata da calcoli matematici comprovanti la resistenza della sezione "sana" del giunto a carichi di trazione, sostenendosì di conseguenza che il danneggiamento per fatica presente nell'attacco sub alare destro non si pose in nesso di causalità con il distacco dell'ala, che si verificò invece a causa di carichi di compressione in concomitanza di una manovra dell'aereo di rotazione verso il basso; il distacco dell'ala sarebbe pertanto avvenuto per la deformazione del montante, che, a sua volta, avrebbe cagionato la rottura del giunto». Il testimone chiave. I pochi riscontri visivi circa il tipo di manovra eseguita dal pilota prima del disastro provengono, in parte, da testimoni che si trovavano a terra. L'unico teste che può aver percepito però in maniera diretta la manovra dell'aereo ed il distacco dell'ala è il paracadutista Giuseppe Crott, istruttore di paracadutismo (1500 lanci e sette anni di esperienza), che fu l'ultimo paracadutista a lanciarsi. «Ha riferito in dibattimento che, dopo un certo numero di secondi dal suo lancio, notò che dalla pancia dell'aereo, distante 30/40 metri, fuoriusciva del combustibile, e vide quindi il distacco dell'ala destra e conseguentemente l'aereo avvitarsi e precipitare. Vide l'ala fare una rotazione sulla parte alta del montante e staccarsi prima dalla fusotiera e poi dal montante, il quale rimase invece attaccato alla fusoliera; vide quindi l'aereo in discesa con la pancia in su verso la sua visuale e la prua più vicina a lui della coda, quasi in posizione verticale, picchiato in estradosso alare, che scendeva verso terra con un angolo di inclinazione intorno ai 110/120 gradi; fu a quel punto che vide l'ala staccarsi; non percepì la manovra descritta come una manovra voluta, tipo una picchiata, perché per scendere di quota o si fa una virata a destra o a sinistra o si riduce potenza e allora si scende di punta, ma con prudenza. Anche da terra, furono notati dapprima "una luce, un bagliore, un lampo luminoso, del fumo bianco" e subito dopo l'ala staccarsi e volteggiare in aria. Il fenomeno del bagliore è certamente ricollegabile alla combustione del carburante fuoriuscito dal serbatoio collocato all'interno dell'ala. Tali elementi fattuali fanno propendere per l'avvenuta perdita di carburante prima che l'ala si staccasse (almeno completamente) dall'aereo; il che, messo in correlazione con quanto riferito da Crott costituiscono elementi fattuali di riscontro alla tesi tecnico/scientifica delle perizie d'ufficio e della difesa, per cui il giunto danneggiato resse oltre il distacco dell'ala, che si verificò invece a causa della compressione e conseguente deformazione del montante. E infatti, se l'ala si fosse staccata per la rottura dell'elemento di congiunzione del montante, la perdita di carburante sarebbe stata almeno concomitante con il distacco dell'ala, non potendosi supporre che la rottura del solo giunto sub alare potesse provocare la perdita del carburante senza uno strappo della superficie dell'ala in cui il serbatoio è collocato».
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