Attenzione
Uscito il libro della rockstar internazionale: dallinfanzia a oggi, fra luoghi e canzoni
Zucchero: «La mia Carrara»
Cinzia Carpita
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FALCE, MARTELLO E MUSICA. Zucchero ritratto a Brescello durante la presentazione di Chocabeck "Il suono della domenica": il successo dopo le difficoltà
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CARRARA. «Tutta la mia storia è costruita sull'altrove, non sono mai stato dove avrei voluto essere». A 56 anni la rockstar internazionale Zucchero, al secolo Adelmo Fornaciari, che ha venduto 50 milioni di dischi, si racconta in un libro: "Il suono della domenica" (edito da Mondadori) appena uscito nelle edicole. 293 pagine senza pudore, semplici e profonde al tempo stesso, che descrivono un ragazzo di campagna passato attraverso le difficoltà e la genuinità di una famiglia contadina d'altri tempi. Aneddoti, episodi, e la musica che lo ha sempre preso per mano, quell'arte che vorrebbe fosse sempre «nutrita e tutelata». Una critica forte all'Italia, che ama ma di cui - dice - non si sente orgoglioso. Un cammino dall'infanzia nel suo paese «fantastico sperduto nella momoria», Roncocesi in provincia di Reggio Emilia, fino a Forte dei Marmi, a Carrara, alla tenuta Lunisiana di Pontremoli in Lunigiana, costruita a sua misura e somiglianza. La sua vita sentimentale, la sua ex moglie, i figli, il lavoro, i periodi difficili, la nuova serenità di oggi, il successo. E anche una rivelazione-choc: molestie subite da un gruppo di ragazzi che non sopportavano il suo essere anticonformista. È da poco scoppiato il caso Lavorini, e Zucchero è sconvolto. Questo "ragazzo del blues" che ha calcato i più grandi palcoscenici del mondo, che ha incrociato i cammini di cantanti del calibro di Sting, Elton John, Miles Davis, Joe Cocker, George Michael, Eric Clapton, Annie Lennox, David Bowe, Pavarotti, e altri, e che era arrivato penultimo a un Festival di Sanremo con "Donne", oggi cavalca le classifiche dei dischi più venduti e si racconta anche attraverso le 11 canzoni del suo ultimo album. In "Il suono della domenica" ci sono le sue radici. Capitoli che sanno un po' di Libro Cuore e del buon tempo antico, ma anche di verismo guareschiano, di burle, goliardie, di «tempi di dolori e di sfighe». E i primi amici musicisti, come Fabrizio batterista di Prato, o Alfonso chitarrista di Carrara. I primi soldi guadagnati con le serate. Poi le vicissitudini familiari. Gli sradicamenti. Dall'Emilia alla Versilia e poi a Carrara. «Il negozio di mio padre andava malissimo», e andò a fare il commesso in un negozio di salumi e formaggi ad Avenza. Zucchero la definisce «una nuova sciagura», perché all'inizio stavano in una casa in costruzione con il cellofan alle finestre e senza luce. Aveva la ragazza a Forte dei Marmi e andava a scuola a Carrara. «Ero sempre nel posto sbagliato». Rcconta di un professore di geometria quando frequentava l'istituto tecnico per chimici a Carrara, un "omone" di Forte dei Marmi che assomigliava ad Alberto Sordi: che entrava in classe e leggeva l'Unità, e che un giorno disse una frase che lo avrebbe ispirato anni dopo per la sua musica: "Ci vuole una sana e consapevole libidine". Una gioventù all'ombra delle Apuane, fra gli scioperi a scuola, le ragazze, una vecchia Topolino tirata giù dal fienile. Scorrono nomi e luoghi: come il bagnino Stefano del Forte, lo zia Guerra, le gite a Punta Corvo, i raduni al Parco della Padula di Carrara con le chitarre, a cantare "Bella ciao" e "Addio Lugano bella". L'impatto «forte, ma buono» con i carraresi, che definisce «un po' rustici con quella zeta tagliente». Ci si è trovato bene nella «città degli anarchici» con l'accademia di belle arti e il marmo bianco delle Apuane. La storia degli animali nelle sue canzoni come Funky Gallo che non è finito in pentola, Donkey Tonkey dedicata al suo asino, il ricordo del suol cane Tobia. E del trenta e lode preso in anatomia animale alla facoltà di veterinaria (35 esami dati su 53). E poi le canzoni scritte sperando che le cantasse Mina. Le serate a suonare alla Mecca di Marina di Massa, alla Bussola, alla Capannina. La lenta ascesa nel mondo della musica discografica. Diventa una star, e il territorio apuano gli fa compagnia. Le passeggiate in bicicletta nella pineta della Versiliana con le figlie Irene (oggi cantante) e Alice (che ora è commerciante a Sarzana). Dopo avere ascoltato Puccini, scrive "Miserere" e pensa a Pavarotti. Il libro è pieno di flash-back, e di territori che si incrociano come tappe della sua vita, fino alla Lunigiana: senza date, o pochissime, come un presente lungo anni. Prima della tournée di Miserere, si innamora (complice l'ex sindaco Enrico Ferri) di Pontremoli, dove nella natura ritrova le sensazioni della sua infanzia. «Mi sembrava di essere lì da sempre». Un veccho mulino da risistemare. Ma poi ancora in giro fra Avenza E New Orleans, a comporre musica, le registrazioni a Los Angeles, e di nuovo i ricordi del padre. L'album Bluesugar, dedicato a suo figlio. Poi altri, dagli anni Duemila a oggi. E la canzone Chocabèc, che ha scritto - racconta - in autunno quando a Pontremoli (di cui è cittadino onorario) si mangiano i testaroli col pesto e i funghi. Una vita in 11 canzoni, e in un libro, un viaggio dentro se stesso ripercorrendo i suoi luoghi, partendo dalle radici per ritornarci.
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