Toscana
L'ex socia accusa «Calzetta voleva fare solo il prestanome»
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MASSA. «Augusto Calzetta mi disse che doveva fare il prestanome di Renato Alibani nella nuova società (Euromultiservice) che prendeva il posto della Euroservizi. Lo doveva fare perché altrimenti Alibani avrebbe perso tutti gli appalti dopo lo scandalo delle cremazioni». A parlare è Patrizia Gaeta ex socia ed ex convivente dell'ufficiale dei carabinieri finito sul banco degli imputati. La testimonianza della donna è andata in porto nonostante si potesse avvalere della facoltà di non rispondere, visto che avave avuto un legame confidenziale con l'ufficiale: «Ci siamo lasciati nel 2005, pur rimanendo amici. Poi ho perso la stima che avevo per lui». Gaeta è un teste chiave della vicenda. È stata lei a fornire le indicazioni al sostituto procuratore Federico Manotti e ai carabinieri sul giro di società che Calzetta e Alibani avevano messo in piedi: «Noi eravamo in società per l'Istituto di vigilanza apuana (ditta finita nei guai per un appalto di vigilanza di alcuni immobili della Provincia). Una volta ho chiamato Calzetta al telefono, era in auto con Alibani. Sentì con le mie orecchio quest'ultimo offrire al colonello duemila euro per una vicenda che era poco chiara. Augusto aveva sbagliato tasto, invece di interrompere la comunicazione la lasciò aperta. Li raggiunsi e scongiurai Calzetta di non ascoltare quell'uomo. Sapevo che sarebbe andata a finier male». La donna ha ripercorso anche la sua storia sentimentale con l'ufficiale ormai in pensione dell'Arma: «Ci conoscemmo perché io mi incatenai davanti a questo tribunale per avere l'affidamento di mia figlia. Lui mi arrestò per resistenza a pubbliuco ufficiale. Era il 1996. Dopo tre anni si trasferì a casa mia e iniziò la nostra convivenza». E ancora: «Il rapporto tra Calzetta e Alibani cambiò radicalmente dopo il sequestro del forno del Mirteto. Alibani aveva bisogno di Calzetta e lui era disponibile ad aiutarlo. Stavano preparando le carte per far nascere una nuova società che avrebbe dovuto prendere il posto di Euroservizi e per questo avevano cominciato a girare per il nord Italia a caccia di nuovi appalti». Ecco come scoprì la nascita della Euromultiservice: «Vidi che era cambiata la targhetta sulla cassetta della posta della sede legale dell'Istituto di vigilanza apuana, Calzetta mi rassicurò dicendomi di non preoccuparmi perché doveva aiutare il suo amico Alibani». Tra i testimoni anche Stefano Benedetti. Il consigliere comunale ha raccontato ai giudici del suo esposto sull'uso dei mattoni forati, invece dei mattoni pieni, per la tumulazione delle salme: «L'ho scoperto grazie alla segnalazione che mi aveva fatto una signora che aveva sentito dei miasmi provenire dalla tomba della madre. Sono andato nel cimitero di Turano e con il suo consenso abbiamo rotto il muro che era stato alzato pochi giorni prima. Abbiamo scoperto che avevano usato dei mattoni non previsti dalla legge. Telefonai a Renzo Fialdini ma lui disse che non sarebbe venuto a Turano perché non aveva tempo e comunque operché era un affare che non lo riguardava». Di Fialdini, difeso dagli avvocati Adriano Martini e Roberto Iacopetti, ha parlato anche una dipendente di Euroservizi, Franca Muzzi: «Non ha mai accettato i regali che voleva fargli Alibani». Tra i testimoni, infine, Santo Tavella, attuale comandante dei vigili urbani. Il pm gli ha chiesto se quando si occupava dei cimiteri aveva saputo di qualche lamentela. Lui però ha minimizzato.
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