Il Tirreno

Allarme di Greenpace sul Sin apuano

Allarme di Greenpace sul Sin apuano

E Chiappuella (Fli): la bonifica della zona industriale non è stata ultimata

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CARRARA. «Fra le 57 aree da bonficare più pericolose d'Italia è inserita anche la nostra zona industriale». Lo rivela il portavoce del Fli David Chiappuella, commentando l'indagine, pubblicata sul nostro giornale: «riguardo - dice - lo spaventoso aumento di morti da tumore sul nostro territorio, legato alla mancata bonifica del Sin». «È interessante esaminare un documento presentato lo scorso 6 ottobre da Greenpeace Italia in una conferenza stampa tenutasi a Milano. Si tratta del rapporto "Sin Italy: la bonifica dei Siti di Interesse Nazionale", una rassegna sulle troppe questioni rimaste aperte nelle moltissime aree da bonificare in Italia - spiega Chiappuella - I comuni inclusi nei Sin sono oltre 300, per un totale di circa 9 milioni di abitanti. Tra questi è inserita da 11 anni anche la Zona Industriale Apuana, la cui (mancata) bonifica è un esempio lampante della situazione attuale di queste aree e dell'inadeguatezza della loro gestione. Ma la nostra zona industriale, improvvisamente, è stata liberata dai vincoli e dichiarata utilizzabile per le attività produttive da Regione e ministero dell'ambiente, nonostante la mancanza di attività di disinquinamento».  «Il ministero dello sviluppo economico, poi, in base alla legge ex 181 per incentivi agli investimenti delle piccole e medie aziende - continua - si è addirittura detto disponibile a sborsare 15 milioni di euro per reindustrializzare l'area. Le istituzioni dicono anche che sono già stati stanziati i fondi necessari per la messa in sicurezza della zona e che i singoli soggetti privati, che dispongano di aree nel Sin di Massa-Carrara, sono autorizzati a cercare transazioni particolari, con il Governo, che tengano conto della loro specifica situazione all'interno della Zona Industriale Apuana, in modo da poter essere svincolate da altri obblighi e giungere più facilmente alla loro utilizzazione».  «Le imprese parteciperanno alla bonifica delle falde, non è chiaro se finanziandola a fondo perduto o come anticipazione sui finanziamenti dello Stato - prosegue Chiappuella - Si prospetta quindi anche il rischio che le attività di bonifica vengano affidate a privati, interessati soprattutto a far presto e a risparmiare. Tutto quello che invece riguarda il residenziale potrà essere liberato direttamente dai comuni. Insomma, di colpo, le aree, inquinate come prima e su una falda acquifera piena di veleni, sono diventate utilizzabili e non nocive per accordi politici e decreti e potranno tornare ad accogliere industrie e lavoratori, proprio quando i dati sul pesante impatto sanitario della mancata bonifica dei Sin italiani, con almeno 10 mila morti attribuite alla loro contaminazione, cominciano ad essere accessibili grazie allo studio Sentieri». «Insediare nuove industrie in un territorio come il nostro, già cosi gravemente compromesso dall'inquinamento - conclude - sarebbe causa certa dell'aumento di patologie respiratorie, tumorali e cardiache, specie negli anziani e nei bambini. A portare a queste scorciatoie pericolose per salute ed ambiente sono soprattutto le ipotesi di "condono". Le bonifiche possono favorire ricerca ed innovazione. Per trasformarle da problema ad opportunità ci sono però alcuni passaggi obbligati: la fine della gestione emergenziale e un Piano Nazionale per le bonifiche dei Sin che miri a investimenti legati ad efficienza e sostenibilità. E, infine, la certezza sulle risorse finanziarie da parte del Governo e un confronto aperto con le rappresentanze di cittadini, sindacati e associazioni ambientaliste».

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