Attenzione
Il geologo e l’ingegnere devono chiarire un paio di aspetti. È questione di giorni
Lavacchio, Provincia nel mirino
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I due periti arrivano in procuraVertice tra i tecnici e i pm: la perizia c'è ma deve essere ampliata
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MASSA. Sono arrivati ieri mattina i tecnici incaricati dalla procura di fare luce sulle cause della frana di Lavacchio del 31 ottobre del 2010 che costò la vita a Nara Ricci e al suo figlioletto Mattia Guadagnucci. La perizia c'è ma non è stata consegnata perché i pm hanno chiesto alcune precisazioni. Il prolungamento non provocherà ritardi ulteriori nell'inchiesta, visto che l'ingegnere Paolo Rabitti e il geologo Gian Paolo Sommaruga non impiegheranno molto per soddisfare le richieste dei due sostituti procuratori che si occupano del caso (Federico Manotti e Rossella Soffio). La perizia sarà depositata al massimo tra un paio di settimane. Anche perché i chiarimenti richiesti dai due pm servono per cristallizzare un'ipotesi investigativa che c'è già. E che sembra lasciare poco spazio a altri scenari che non vedano il coinvolgimento della Provincia quale ente responsabile dello smottamento costato la vita al piccolo Mattia e alla sua mamma. Certo c'è da capire - ed è qui che si concentra l'extra time - quale ufficio dell'ente ha commesso l'errore. Sono i lavori fatti in precedenza sulla strada che sovrastava l'abitazione dei Guadagnucci ad attirare le attenzioni degli inquirenti. Da sempre. Oggi con la perizia, anche se non è stata consegnata è stata consultatata durante l'incontro di ieri in procura tra tecnici e pm, si può cominciare a pensare a chi iscrivere nel registro degli indagati. Ma questo verrà fatto dopo le delucidazioni di Rabitti e Sommaruga. Insomma, un paio di settimane di pazienza e forse compariranno i nomi dei primi indagati. Perché ovviamente saranno coinvolte pure le aziende che hanno realizzato i lavori. Pare invece affievolirsi la pista che portava ai proprietari degli immobili di Lavacchio che si trovano attorno alla palazzina schiacciata dal fango. Non perché non siano emerse responsabilità da parte loro, ma perché non è possibile accertarlo con la perizia. La sensazione è che i lavoretti fatti per mettere in sicurezza le proprie abitazioni non hanno fatto altro che mettere in pericolo quelle vicine. Ma andare a trovare chi ha sbagliato e nei confronti di chi è impossibile. Quindi questa pista muore ancor prima di nascere. O almeno è quello che sembra intuire, visto che né i sostituti procuratori né il geologo o l'ingegnere hanno voluto dire di cosa hanno parlato durante il vertice. La versione ufficiale è che la perizia non è stata depositata, che il lavoro svolto dai tecnici è praticamnente concluso ma servono delle risposte ad ulteriori domande che sono emerse durante la riunione. Una cosa però hanno voluto chiarire gli inquirenti: «Non abbiamo mai pensato di aver fatto uno sbaglio nell'affidare a Rabitti e Sommaruga entrambe le perizie (Mirteto e Lavacchio),conoscevano le loro capacità e vista la complessità dei rilievi che hanno effettuato possiamo dire che siamo soddisfatti del loro lavoro». Un modo per chiudere in maniera soft una specie di polemica nata nei giorni scorsi sulle lungaggini dell'inchiesta di Lavacchio. Ma anche a Mirteto, nonostante ci siano già una decina di persone indagate, non si è ancora alla fine dell'inchiesta. La squadra mobile deve presentare l'ultima relazione su quanto fatto dagli agenti di Antonio Dulvi Corcione dalla notte della frana a oggi. Ma qui più che di giorni si tratta di attendere ore.
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