Il Tirreno

L'alluvione decreta la fine del distributore della vergogna

Fabrizio Palagi
La struttura come si presentava fino a ieri mattina
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La struttura come si presentava fino a ieri mattina

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 AULLA. Il "distributore della vergogna" come era ormai stata ribattezzata la obsoleta pompa di benzina di piazza della Repubblica, finalmente è stato abbattuto.  «Qualcosa di buono è stato fatto dall'alluvione» dicevano con amara ironia alcuni aullesi ieri mattina radunati attorno al rudere attaccato dalle ruspe, dato che da anni era in corso una battaglia legale tra il Comune e la Agip Petroli per abbattere l'ex distributore che faceva brutta immagine di sè alle porte sud della città.  Infatti, come confermato dal sindaco, Roberto Simoncini, dopo l'alluvione del 25 ottobre scorso, la struttura aveva dato ulteriori segni di precarietà e quindi alcuni cittadini avevano segnalato la cosa alle autorità.  Da qui la verifica di stabilità effettuata dai tecnici e la conseguente sentenza: tutto da buttare giù per evitare rischi alla pubblica incolumità.  In pochi giorni è così scattata la prassi che permetteva l'abbattimento della struttura, cosa iniziata ieri mattina con l'arrivo di ruspe e bulldozer. «In seguito - ha detto Simoncini - la piazza sarà ristrutturata e tornerà a disposizione dei cittadini».  Come una volta, dunque, dato che ormai da tempo era preferibile girare alla larga da quella fatiscente struttura, a cominciare dalla grande tettoia che sporgeva sul davanti della costruzione a due piani.  Si conclude quindi un capitolo della storia della città iniziato circa 8 anni fa quando il distributore venne chiuso, andando via via in degrado. La struttura risaliva agli anni Cinquanta, come dimostrato dall'architettura che vagamente ricordava i grandi distributori di benzina americani visti nei film. Sorgeva sulla statale della Cisa, davanti ai giardinetti pubblici, con a fianco il vecchio terminal dei bus, la cosiddetta "piazza delle corriere" come comunemente chiamata dagli aullesi.  Una struttura finita anche nel mirino della Procura dato che l'ex sindaco Lucio Barani, ora parlamentare, e due funzionari dell'ufficio tecnico comunale, vennero indagati per abuso d'ufficio, cioè di aver procurato alla Agip Petroli un ingiusto vantaggio patrimoniale consistente in lavori di aplimento dell'impianto.  Seguirono consigli comunali roventi che rischiarono anche di far cadere la giunta di Simoncini quando il sindaco, a metà del suo primo mandato, era sostenuto dal centrodestra.  La popolazione era furente per quello stato di cose e quindi iniziarono a campeggiare delle scritte a caratteri cubitali: "vergogna" il termine più diffuso e da qui la ribattezzata piazza.  Nel 2005 iniziò anche il contenzioso tra Comune e Agip relativo al fatto che non venne concesso il permesso per demolire il vecchio impianto e costruirne uno nuovo al suo posto, più ampio e a solo un piano.  La questione si è trascinata dunque per anni, tra sequestri, dissequestri, petizioni ed esposti riguardanti la struttura che sempre più cadeva a pezzi.  Addirittura un consiglio comunale venne svolto in "piazza della vergogna", senza però produrre effetti.  Si arrivò nella primavera del 2008 quando una sommaria pulizia esterna dell'edificio venne eseguita dalla Agip-Eni, alla quale, peraltro, il Comune aveva offerto una delocalizzazione, però rimasta inascoltata. L'Eni, di contro, chiese risarcimenti al Comune di Aulla, relativi a mancati introiti derivati dalla vendita di carburante e del rimborso del canone versato al Comune per la concessione della piazza: qualcosa come mezzo milione di euro.  Poi, nel settembre 2009, l'ordinanza di demolizione emessa dal sindaco Simoncini, subito bloccata per il ricorso al Tar presentato dalla Agip-Eni.  Infine l'alluvione che ha messo la parola fine al "distributore della vergogna" almeno per quanto riguarda la struttura.

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