Il dolore
Giubilaro: ecco perché non ci sono "avvisi" di garanzia
«Ma l'amministrazione si è delegittimata da sola con la gestione sciagurata del territorio»
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AULLA. Un avviso di garanzia già adesso "a prescindere": questo sì avrebbe delegittimato il sindaco Roberto Simoncini. Il procuratore capo Aldo Giubilaro, torna a spiegare il senso della sua lettera ai giornali, quella in cui aveva voluto rimarcare che il primo cittadino aullese non aveva presentato formale richiesta alla procura di fare chiarezza dopo l'alluvione. Lo fa perché a corredo di quella lettera del procuratore, il caporedattore del Tirreno Corrado Benzio aveva scritto un commento dal titolo "Ma quel documento rischia di delegittimare il Comune". Ora, fra l'altro, il magistrato osserva: «Nel caso dell'amministrazione comunale di Aulla la legittimazione avrebbe dovuto guadagnarsela negli anni attraverso una saggia ed attenta gestione (per ciò che interessa oggi) del territorio, come non sembra invece che abbia fatto. Ignoro se, come ed in che misura si è occupata della tutela del territorio e del corretto sviluppo urbanistico della cittadina, registro però oggi il gravissimo e pesante insulto rivolto al sindaco (mi riferisco all'"assassino" datogli da una donna durante un giro per il paese) e soprattutto il netto, direi sprezzante rifiuto dei familiari delle due vittime della presenza dei politici e/o amministratori comunali al funerale dei loro cari; rifiuto, ho nettamente percepito sul momento, ampiamente condiviso dai presenti». «SCIAGURATA GESTIONE DI UN'AREA A RISCHIO». Nella sua analisi, il magistrato sottolinea: «Basta guardare l'area a molto elevato rischio idrogeologico del territorio di Aulla e constatare quante costruzioni vi si sono fatte realizzare (salvo vedere da parte di chi) per rendersi facilmente conto di come la gestione del territorio sia stato ad Aulla da parte di chi ne ha avuto la responsabilità delle più sciagurate. Da tutti i possibili punti di vista: a parte altro, vi si sono fatti costruire una scuola, un supermercato e persino la caserma dei Vigili del Fuoco e gli Uffici del 118, quelli che in caso di necessità, invece di prestarlo agli altri, sono i primi ad avere bisogno di aiuto! E di scelte politiche come queste, prima che demenziali frutto di speculazione edilizia, la gente si rende ben conto, al di là delle passeggiate per strada, delle recriminazioni, dei bei propositi del momento e dell'incoraggiamento profuso a piene mani a destra ed a manca: ciambelle di salvataggio, oggi, a quanti non si è avuto la rettitudine negli anni di evitare che finissero in acqua!». IL CASO DELLA STRAGE SFIORATA. Il dottor Giubilaro ricorda anche «la genialità delle dichiarazioni fatte a pieni polmoni dal sindaco sulla fortunata coincidenza di non essere stato dato l'allarme ché, visto come è andata al punto di raccolta, invaso e devastato dalle acque del fiume, sarebbe stata (l'espressione è la sua) una strage. Come se fosse motivo di merito e non dimostrazione di scarso senso critico far sapere alla gente che si è avuta la rara perspicacia di istituire, e mantenere nel tempo, il punto di raccolta per le calamità naturali in un luogo a molto elevato rischio idrogeologico che in caso di inondazione sarebbe stato spazzato via! Sono dell'opinione, insomma, che non è il mio comunicato che, con riferimento all'alluvione, è valso a delegittimare l'amministrazione comunale aullese; quell'amministrazione che con scrupolosa meticolosità non ha tralasciato nulla in fatto di mal-gestione del territorio, prima, e di inefficienze, dopo, per guadagnarsi disapprovazione e dissenso da parte della gente». «PERCHÈ HO PRESO LE DISTANZE». Il magistrato sostiene poi che se non avesse preso le distanze «dalla falsità delle dichiarazioni del sindaco, avrei corso il rischio, io, di far delegittimare agli occhi dell'opinione pubblica l'Ufficio di Procura che dirigo e quanti vi lavorano, con il lasciar intendere che questo si era ben guardato dall'attivarsi (a tutela e per il ripristino della legalità) e che lo aveva fatto sol perché sollecitato da un politico». Ribadisce pertanto: «Posso assicurarlo: non ho inteso delegittimare chicchessia». AVVISO DI GARANZIA: PERCHÈ NO. «Un avviso di garanzia sì che il sindaco lo avrebbe pesantemente delegittimato, additandolo (all'opinione pubblica) come il presunto (ed unico, se avvisato solo lui) autore dei misfatti di questi giorni in Lunigiana. E sarebbe stato (e sarebbe stato visto) un procedere a senso unico da parte del mio Ufficio, un indagare sulla base di una tesi precostituita: avviso il sindaco perché ritengo lui, già adesso e prima ancora di svolgere accertamenti, il responsabile di tutto. L'obbligo di avvisarlo non può prendere corpo quando ancora non è processualmente provato se e quale specifico reato è stato commesso e quando; potrà eventualmente scattare nel momento in cui, accertata la commissione di fatti costituenti reato (natura, epoca e circostanze) dovesse emergere che quegli specifici reati, commessi in tempi ben determinati, sono riferibili a suoi comportamenti. Soltanto all'esito della ricostruzione (giuridica) di quanto è accaduto ed una volta ravvisata la sussistenza di reati potrà (e dovrà) avvisarsi il sindaco, come chiunque altri, non prima, se ad avviso della Procura emergerà esserne l'autore. Non sarebbe corretto farlo oggi, in assenza di certezze processuali in merito ai reati (se risulterà esserne stati commessi) ed ai soggetti che possono esserne gli autori». Il testo integrale su www.iltirreno.it
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