Sicurezza
Alluvione, il procuratore capo: ecco perché non ci sono ancora avvisi di garanzia
Aldo Giubilaro
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AULLA. Questo il testo integrale della lunga lettera al direttore del Tirreno scritta dal procuratore capo della Repubblica di Massa-Carrara, Aldo Giubilaro. «Scrivo a proposito del commento a firma C.b. dal titolo "Ma quel documento rischia di delegittimare il Comune", apparso il 3 novembre scorso a pag. IX del quotidiano in relazione ai recenti fatti che hanno colpito la Lunigiana, per sottoporre alla loro attenzione un paio di mie riflessioni. La credibilità e l'apprezzamento oppure, sotto altro profilo (e come correttamente scritto nel Commento), la legittimazione non sono riconoscimenti che possano, per così dire, pretendersi o che possano esser chiesti, ma sono manifestazioni del modo di sentire altrui che ciascuno deve guadagnarsi sul campo, da sé. Muovendo da questa premessa, che a me sembra persino banale, sono del parere che nel caso dell'amministrazione comunale di Aulla la legittimazione avrebbe dovuto guadagnarsela negli anni attraverso una saggia ed attenta gestione (per ciò che interessa oggi) del territorio, come non sembra invece che abbia fatto. Ignoro se, come ed in che misura si è occupata della tutela del territorio e dello corretto sviluppo urbanistico della cittadina, registro però oggi il gravissimo e pesante insulto rivolto al sindaco (mi riferisco all'assassino datogli da una donna durante un giro per il paese) e soprattutto il netto, direi sprezzante rifiuto dei familiari delle due vittime della presenza dei politici e/o amministratori comunali al funerale dei loro cari; rifiuto, ho nettamente percepito sul momento, ampiamente condiviso dai presenti. Così stando le cose; questo essendo il modo di sentire nei confronti dell'amministrazione di Aulla, che pare diffuso in ampia parte della popolazione; essendo questo il livello di una legittimazione che l'amministrazione non ha saputo, evidentemente, guadagnarsi nel tempo, non credo che il mio documento (sul quale tornerò da qui ad un momento) abbia inciso più di tanto nel delegittimare persone ed Istituzioni che largamente delegittimate sembrano esserlo già! Avrei potuto non inoltrare il comunicato stampa o diramandolo in termini diversi, ma sono del parere che il malcontento e la disapprovazione che sembra nutrire la popolazione di Aulla verso i suoi amministratoti, sindaco in testa, sarebbero rimaste esattamente gli stessi! Del resto - consentitemi una breve digressione - basta guardare l'area a molto elevato rischio idrogeologico del territorio di Aulla (ne allego una copia a questa mia nota) e constatare quante costruzioni vi si sono fatte realizzare (salvo vedere da parte di chi) per rendersi facilmente conto di come la gestione del territorio sia stato ad Aulla da parte di chi ne ha avuto la responsabilità delle più sciagurate. Da tutti i possibili punti di vista: a parte altro, vi si sono fatti costruire una scuola, un supermercato e persino la caserma dei Vigili del Fuoco e gli Uffici del 118, quelli che in caso di necessità, invece di prestarlo agli altri, sono i primi ad avere bisogno di aiuto! E di scelte politiche come queste, prima che demenziali frutto di speculazione edilizia, la gente si rende ben conto, al di là delle passeggiate per strada, delle recriminazioni, dei bei propositi del momento e dell'incoraggiamento profuso a piene mani a destra ed a manca: ciambelle di salvataggio, oggi, a quanti non si è avuto la rettitudine negli anni di evitare che finissero in acqua! E non mi soffermo neppure sulla genialità delle dichiarazioni fatte a pieni polmoni dal sindaco sulla fortunata coincidenza di non essere stato dato l'allarme ché, visto come è andata al punto di raccolta, invaso e devastato dalle acque del fiume, sarebbe stata (l'espressione è la sua) una strage. Come se fosse motivo di merito e non dimostrazione di scarso senso critico far sapere alla gente che si è avuta la rara perspicacia di istituire, e mantenere nel tempo, il punto di raccolta per le calamità naturali in un luogo a molto elevato rischio idrogeologico che in caso di inondazione sarebbe stato spazzato via! Sono dell'opinione, insomma, che non è il mio comunicato che, con riferimento all'alluvione, è valso a delegittimare l'amministrazione comunale aullese; quell'amministrazione che con scrupolosa meticolosità non ha tralasciato nulla in fatto di mal-gestione del territorio, prima, e di inefficienze, dopo, per guadagnarsi disapprovazione e dissenso da parte della gente. Rifletto per altro verso che se non avessi preso le distanze dalla falsità delle dichiarazioni del sindaco, avrei corso il rischio, io, di far delegittimare agli occhi dell'opinione pubblica l'Ufficio di Procura che dirigo e quanti vi lavorano, con il lasciar intendere che questo si era ben guardato dall'attivarsi (a tutela e per il ripristino della legalità) e che lo aveva fatto sol perché sollecitato da un politico. Il mio comunicato stampa. L'ho appena scritto e posso assicurarlo: non ho inteso delegittimare chicchessia; mi sono preoccupato soltanto (prima che di ripristinare la verità dei fatti: il sindaco non aveva inoltrato richiesta di alcun genere a questa Procura!); mi sono preoccupato soltanto di salvaguardare la serietà e l'impegno dell'Ufficio che dirigo e di non far risultare agli occhi dell'opinione pubblica che la Procura si era mossa soltanto perché sollecitata da un politico e solo dopo essere stata da questi invitata ad attivarsi. Forse ho sbagliato, non considerando i possibili effetti collaterali, per così dire, e faccio tesoro del suggerimento che mi viene implicitamente dato evitando per il futuro di... delegittimare questa o quella amministrazione. In questo medesimo ordine di idee non sarebbe male, tuttavia, che anche le amministrazioni comunali e chi le rappresenta si rendessero conto dell'estrema inopportunità di coinvolgere nella loro propaganda politica (che di propaganda si tratta: io sono a posto; non ho nulla da temere; sono stato io, anzi, a sollecitare la Procura perché accerti i fatti; ho chiesto io alla Procura di darsi una svegliata!); sarebbe opportuno che anche le amministrazioni comunali, scrivevo, e chi le rappresenta riflettessero sull'inopportunità di coinvolgere nella loro propaganda politica l'Autorità Giudiziaria e la Procura di Massa in particolare: facciano le loro esternazioni quando e come credono; dicano, se lo ritengono, tutte le fandonie che vogliono, senza chiamare in causa, però, con affermazioni assolutamente false la Procura. La lascino lavorare in pace, perché altrimenti la necessità, che come capo dell'Ufficio sento, di salvaguardarne la serietà e l'impegno e la dignità di quanti con sacrificio vi lavorano non può portarmi ad altro, delegittimazione o non delegittimazione, che a reagire. Non credete?! Un'ultima precisazione in merito all'avviso di garanzia al sindaco che il Commentatore si sarebbe aspettato. Vedete, un avviso di garanzia sì che il sindaco lo avrebbe pesantemente delegittimato, additandolo (all'opinione pubblica) come il presunto (ed unico, se avvisato solo lui) autore dei misfatti di questi giorni in Lunigiana. E sarebbe stato (e sarebbe stato visto) un procedere a senso unico da parte del mio Ufficio, un indagare sulla base di una tesi precostituita: avviso il sindaco perché ritengo lui, già adesso e prima ancora di svolgere accertamenti, il responsabile di tutto. Non me ne voglia il Commentatore: non sarebbe stato corretto sia da un punto di vista formale che sostanziale; non sarebbe stato in alcun modo compatibile con il modo che ho di intendere quella del Magistrato come la funzione di garanzia e di tutela della legalità nei confronti di chiunque. Dire: avviso il sindaco e poi indago sarebbe stato dire: prendo di mira il sindaco e poi vado alla ricerca di prove che ne dimostrino la responsabilità e confermino il mio assunto. No, in troppi casi è stato commesso e continua a commettersi questo errore nel nostro Paese, tutte le volte in cui si è partiti da tesi preconcette, da ipotesi precostituite e poi si è indagato a conferma delle stesse. Correttezza formale, sostanziale e direi morale nello svolgimento dell'azione giudiziaria impongono altro: verificare preliminarmente se nei fatti sono ravvisabili reati (perché possono anche non ravvisarsene; nel caso dell'alluvione, essere responsabilità soltanto, ad esempio, delle precipitazioni atmosferiche); individuarne natura, epoca e circostanze esatte e soltanto dopo (logicamente e cronologicamente detto) risalire ai responsabili ed, una volta individuati, avvisarli. Procedere diversamente sarebbe procedere per tesi precostituita e compromettere pesantemente (delegittimare, direbbe C.b.) l'onorabilità e la reputazione di persone che potrebbero essere del tutto estranee ai fatti o non responsabili dei reati che dovessero emergere, come francamente non sarebbe né moralmente bello né processualmente corretto. Venendo al sindaco, l'obbligo di avvisarlo non può prendere corpo quando ancora non è processualmente provato se e quale specifico reato è stato commesso e quando; potrà eventualmente scattare nel momento in cui, accertata la commissione di fatti costituenti reato (natura, epoca e circostanze) dovesse emergere che quegli specifici reati, commessi in tempi ben determinati, sono riferibili a suoi comportamenti. Soltanto all'esito della ricostruzione (giuridica) di quanto è accaduto ed una volta ravvisata la sussistenza di reati potrà (e dovrà) avvisarsi il sindaco, come chiunque altri, non prima, se ad avviso della Procura emergerà esserne l'autore. Non sarebbe corretto farlo oggi, in assenza di certezze processuali in merito ai reati (se risulterà esserne stati commessi) ed ai soggetti che possono esserne gli autori. Concludo, posso averlo delegittimato, il sindaco, come mi viene rimproverato, richiamandolo ad una correttezza nei confronti della Procura che con quelle dichiarazioni ha mostrato di non avere, ma la mia funzione di Magistrato ed il senso etico che mi è proprio non mi consentono di venir meno nei confronti dello stesso sindaco (al di là di suoi possibili meriti o demeriti) alle regole di correttezza formale e sostanziale (e, lasciatemi aggiungere, di rispetto della persona umana, di chiunque essa sia) che sono da sempre una costante della mia persona e del mio svolgere la professione di Magistrato. Per questo il sindaco non è stato avvisato e ritengo più che giusto che non sia stato fatto. Non ho altro da aggiungere. Grato per l'attenzione che riservate a questa mia nota e, prima che a questa, alla mia attività, con sincera stima
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