Sicurezza
«Ho centomila euro di danni, da ora solo vendita su catalogo»
Cinzia Carpita
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Il barista Luca Milani 4 MINUTI DI LETTURA
AMEGLIA. Si spala fango, e molte attività produttive sono in ginocchio. «Io ho subito danni per almeno 100mila euro», dice Lorenzo Lombardi, 42 anni, titolare di "Lombardi mobili": una ditta tramandata da padre a figlio, ma che forse se ne andrà via dal fiume della paura. Si trova a poca distanza dal ponte della Colombiera crollato e il fiume l'ha invasa mangiandosi tutto il lavoro di una vita. Ci sono storie di disperazione e di rabbia in questo lembo di terra alla foce del Magra, dove, secondo le opinioni che circolano fra la gente del posto, il rischio esondazioni sarebbe aumentato dopo che sono stati realizzati gli argini per salvaguardare Ameglia bassa. «Hanno fatto bene a proteggere quella zona, ma devono fare qualcosa anche per noi della foce», «Il fiume va dragato», «Servono casse di espansione», «Va fatta la manutenzione fluviale». Ognuno dice la sua, sperando in un miracolo. Perché di togliere melma da case e aziende, tutti gli anni, non ne possono più. «Ad ogni allarme meteo, abbiamo paura». Il sabato mattina a Fiumaretta c'è un solo colore: il grigio. Quello del cielo piovoso, delle strade melmose, del Magra che scorre gonfio sotto il livello di guardia (con innalzamento previsto dai bollettini regionali per il tardo pomeriggio); grigio il mare, come lo stato d'animo degli abitanti del borgo: stanchi di piene, allagamenti e danni, subiti a più riprese in particolare, dopo un evento del 2000, dal 2009 a oggi. L'ordinanza cautelativa di evacuazione dai piani bassi è in vigore, l'allerta meteo permane almeno fino a oggi, ma la conta degli sfollati è quasi impossibile: fino a ieri c'era una sola famiglia ospitata nel complesso Carrarafiere a Marina di Carrara, qualcuno è andato nelle strutture di ricovero allestite ad Ameglia, i più si sono rifugiati da parenti e amici o ai piani alti delle case allagate. Dal Centro operativo comunale (Coc) che ha l'elenco delle persone inserite nelle fasce deboli, assicurano che anziani e disabili sono stati evacuati a cura del Comune. A Lorenzo Lombardi, sposato e con un figlio, e con la casa costruita sopra l'attività, non va giù il pensiero di trasferire l'azienda commerciale di mobili fondata da suo padre, e che lui porta avanti dal 1996 su un'area di 400 metri quadrati. «Qui ho falegnameria, magazzini, negozio di mobili. E una parte di magazzino affittato a terzi: ora anche loro alluvionati. Devo buttare via tanta merce. Già nel 2000 eravamo andati sott'acqua ma siamo ripartiti. Nel 2009 ho fatto una diga di tavole e ho salvato i mobili dall'acqua. Ma questa volta la piena è stata peggiore. Più a monte ci sono argini, qua no e non credo siano previsti». Sta appoggiato con una spalla alla parete esterna del magazzino, come volesse far sentire la sua presenza rassicurante alla struttura "ferita". «Cerco di tenere aperto il negozio, ma probabilmente lascerò solo l'ufficio con vendita a catalogo; l'esposizione di mobili la trasferirò... a meno che non facciano opere di sicurezza sul fiume. Non dragano, non puliscono il Magra. Se prendi una canna dal fiume ti fanno la multa, e ci sono troppi enti competenti. Qua sono a rischio tante attività. Nel 2000 chiesi i danni, mi risarcirono il 60%. Ora sto compilando nuovi moduli, da consegnare entro il 14 novembre, li do alla Confesercenti per passarli alla Camera di commercio. Ma non si può mica andare avanti così». Nella piazzetta c'è da 30 anni il bar Tartaruga, il titolare Luca Milani di 42 anni, lo ha ereditato dal padre. «In 10 giorni che siamo alluvionati non ho visto autorità. Nel 2009 l'acqua si era fermata ai gradini del bar, questa volta mi è arrivata alle pedane. Galleggiavano». Anche lui parla delle arginature fatte a monte ma non alla foce. «Mio suocero, pescatore di lunga data, dice che bisogna pulire il fiume. Ma gli ambientalisti si inc... Dragare il fiume non si può, e allora? Qua c'è gente con la casa alluvionata per la quarta volta in pochi anni, qualcuno ha detto "me ne vado in affitto a Marinella"». Stefano Becchi fisioterapista di 55 anni di Parma, e la moglie, abitano diversi mesi l'anno a Fiumaretta a piano terra di uno stabile. «Per la quarta volta in dieci anni dobbiamo buttare via tutto, mobili, lavastoviglie. E' l'ennesima volta che spalo fango da casa mia. Ma perché non dragano il fiume? Nel 2000 mi hanno rimborsato circa 3mila euro, il 50% del danno dichiarato. Ora siamo da capo; se metto in vendita la casa, chi la compra?». L'assessore all'ambiente e alle attività produttive Giovanni Torri (Sel), abita a Fiumaretta: «Centro storico sott'acqua. Allagati alberghi e case (anche la mia per la quarta volta), nautica in ginocchio». La prende larga: «In Italia c'è una cementificazione selvaggia. I governi devono mettere al primo posto la salvaguardia del territorio», parla delle sue battaglie locali. «C'è scarsa manutenzione fluviale, i tronchi li dobbiamo smaltire noi, l'Autorità di bacino non riesce a imporre scelte».
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