Il Tirreno

Lavori a Calamazza, Barani a processo

C.S.
L’area di Calamazza
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L’area di Calamazza

Rinviati a giudizio anche un dirigente comunale e due imprenditori

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 AULLA. Dovranno difendersi a processo: Giuseppe Laghezza, giudice per l'udienza preliminare, ieri ha deciso il rinvio a giudizio di 4 persone per il riempimento dell'area di Calamazza, lungo la via delle Lame, a due passi dal centro città.  Rinvio a giudizio, quindi, per l'onorevole Lucio Barani, all'epoca dei fatti sindaco di Aulla, e per Franco Testa, nello stesso periodo dirigente del settore urbanistica a Palazzo civico. Per entrambi l'accusa ipotizza il reato di abuso di ufficio.  A processo anche Bruno Nardi, di Castelnuovo Magra e Aldo Datteri, residente a Bolano. A loro, amministratori di due società, il pubblico ministero Federico Manotti contesta la gestione illecita di rifiuti. Sospesa, invece, per un impedimento personale dell'indagato, la posizione di Roberto Baccini, amministratore di una terza società.  I fatti contestati dall'accusa risalgono al periodo compreso tra il 2000 e il 2005. Secondo il pubblico ministero in quei cinque anni le ditte di Nardi e Datteri avrebbero «gestito abusivamente ingenti quantitativi di rifiuti non inferiori a 320mila tonnellate di terre e rocce di scavo». E con quel materiale - questa la tesi dell'accusa - avrebbero realizzato «un riempimento nell'area di Calamazza, su una superficie di oltre 26mila metri quadrati, con una modifica del profilo originario del versante, colmando un dislivello di 15 metri». E - sempre stando alla posizione dell'accusa - quelle opere di riempimento sarebbero state realizzate a seguito di una serie di atti dell'allora sindaco e dirigente. Atti che, per la Procura, «in violazione a leggi e regolamenti, avrebbero procurato alle ditte un ingiusto vantaggio patrimoniale». Perchè - sostiene il pubblico ministero - usando i rifiuti per il riempimento, le ditte avrebbero «risparmiato le spese di smaltimento».  Non soltanto, Federico Manotti sostiene anche che il riempimento dell'area «fosse in contrasto con le previsioni del regolamento urbanistico allora vigente e mancassero i pareri dell'autorità di Bacino del fiume Magra». L'accusa quindi ha ritenuto di chiedere il rinvio a giudizio e la richiesta è stata accolta dal giudice per l'udienza preliminare Giuseppe Laghezza. I quattro, quindi, andranno a processo.

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