Il Tirreno

Roberto Colaninno al varo del nuovo cacciamine: la gestione della fabbrica è diventata difficile

«Cerchiamo un posto altrove»

«Cerchiamo un posto altrove»

Intermarine prepara le valigie e guarda alla Spezia, ma niente licenziamenti

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 SARZANA. «Il prossimo autunno speriamo di non essere qua a subire un'altra alluvione», la risposta alla domanda su Intermarine che è sulla bocca di tutti da una settimana arriva direttamente da Roberto Colaninno - che tramite la Immsi spa controlla l'azienda - alla fine della cerimonia di varo del terzo cacciamine per la Marina finlandese. Dopo 41 anni sulle sponde del Magra il cantiere medita di lasciare: troppe tre alluvioni in tre anni. Sul piazzale dove si svolge l'evento, che ha accolto autorità politiche e militari di Italia e Finlandia come il sottosegretario alle presidenza del consiglio Gianni Letta e l'ambasciatore scandinavo Petri Tuomi-Nikula, il fango non c'è più. Ma basta entrare nel capannone alle spalle delle maestranze schierate per trovare yacht dal valore di oltre 100mila euro accatastati l'uno sull'altro. Qua e là sopra le teste dei convenuti svettano i cartelli che indicano l'altezza raggiunta dall'acqua martedì scorso: 2 metri e 35 centimetri, che terranno il cantiere a mezzo servizio per parecchie settimane. «I danni economici sono importanti ma non ancora quantificabili - dice Colaninno - diciamo che poteva andare peggio, visto che gli altri due cacciamine erano in quel momento nel nostro cantiere alla Spezia. Per fortuna questa stessa unità che oggi abbiamo varato ha resistito; quando il fiume si è alzato si è messa a galleggiare e non è stata portata via». La conclusione è che «la gestione di questa fabbrica è diventata difficile - sintetizza Colaninno - a causa del posto logisticamente ostile, e questo ci obbliga a cercare nuove soluzioni per evitare un altro disastro come quello che vedete. Non è possibile perdere due o tre mesi di lavoro ogni anno con i conseguenti ritardi nelle consegne. Che sono giustificati quando succedono questi eventi, ma quando si ripetono con questa frequenza determinano un giudizio negativo su tutto il sistema. Nonostante la volontà e tutti gli sforzi per poter evitare questa decisione, il trasloco è un'ipotesi molto probabile a questo punto».  L'ad di Intermarine Livio Corghi aveva pochi giorni fa ribadito al Tirreno la sua volontà di fare il possibile per rimanere a Sarzana, ma le parole di Colaninno sembrano lasciare intendere che le voci di qualcosa di più di un interessamento al riparato Golfo della Spezia - e in particolare all'Arsenale militare - siano fondate. «Non vogliamo andare troppo lontano da qui - conferma Colaninno - perché puntiamo a portare con noi tutti per mantenere il know how di alto profilo dell'azienda. Tutto dipenderà da come riusciremo a lavorare con le istituzioni preposte. In ogni caso sono operazioni che hanno tempi burocratici lunghi». L'apertura del presidente dell'Autorità Portuale spezzina Lorenzo Forcieri sembra acquisita, così come quella dell'ammiraglio Andrea Campregher, comandante della base navale, entrambi alla cerimonia. Ora bisogna pensare all'immediato futuro, alla cassa integrazione per i lavoratori (250). «Nessu licenziamento - assicura il manager - ma per il 2012 non abbiamo commesse e Intermarine dovrà trovare l'equilibrio finanziario. Lo deve fare, sennò gli azionisti si stufano». A.Bo.

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