Il Tirreno

«Le ho abbracciate senza malizia»

Don Peretti insieme al suo avvocato Giacomo Bugliani: a sinistra il presidente Failla e il sostituto procuratore Manotti
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Don Peretti insieme al suo avvocato Giacomo Bugliani: a sinistra il presidente Failla e il sostituto procuratore Manotti

Don Peretti racconta ai giudici gli incontri con le minori: solo 4 volte

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 MASSA. «Se avessi fatto l'amore con lei lo direi senza alcun timore, io non sono un tipo che si nasconde». È stato questo l'esordio dell'imputato don Giuseppe Peretti appena seduto sul banco dei testimoni per sottoporsi all'esame del suo legale, l'avvocato Giacomo Bugliani. Frase che ha fatto sobbalzare qualcuno sulla sedia, ma non ha smosso il religioso dalla volontà di raccontare la sua verità. «Mi bolle il sangue quando sento l'accusa infamante di aver molestato quelle ragazze. Io abbraccio e bacio sulla guancia tutti quelli che vengono a chiedermi aiuto, a tutti regalo soldi. L'altro giorno sono venuti in quindici, a me fa schifo questa società capitalista che non si occupa degli ultimi. Io seguo il vangelo di Matteo, il capitolo 25 mi vieta di mandare via queste persone a mani vuote. Soldi miei, sia ben chiaro, non della parrocchia». Detto tutto di un fiato.  Don Peretti è stato trasparente. Durante il controesame del sostituto procuratore Federico Manotti (incaricato dalla procura distrettuale di Genova a rappresentare l'accusa) non ha nascosto, pur dichiarando di non conoscere le sue accusatrici, che due ragazze romene sono andate a casa sua. «Saranno loro, ma io non le conosco e non mi interessa conoscerle. Non parlavano italiano. Le ho viste quattro o cinque volte, la prima volta sono venute insieme. Poi venivano una alla volta. Le ho viste con un'espressione mesta, pur non capendo cosa dicevano si intuiva che avevano bisogno. Ma non sapevo che erano prostitute e che davano i loro soldi agli sfruttatori, altrimenti non le avrei mai fatte salire a casa mia». Manotti però a questo punto lo ha incalzato: «Ha visto che erano in difficoltà e non ha pensato di mandarle in una casa famiglia...».  Poi il racconto degli abbracci, che ha dato spazio al pm per una serie di domande relative ai contatti che il religioso ha avuto con le romene: «Le ho abbracciate, può darsi che posso avere anche sfiorato il seno perché mi succede spesso di mettere la mano sotto le braccia di chi mi sta davanti. Senza alcuna malizia. Io le ho fatte entrare in casa mia e ho dato loro cinque euro, al massimo dieci, e un po' di frutta. Come faccio con tutti i mendicanti. Non le ho molestate, credetemi che non le ho molestate. Giuro, non mi pesa la galera ma questa accusa infamante mi ferisce. Io ho insegnato più di quarant'anni alle magistrali e nessuno si è mai azzardato a dire qualcosa di questo genere nei miei confronti. Sono un uomo di chiesa».  Quindi le ragazze sono entrate in casa di don Peretti (sempre se sono loro). Il parroco di Turano però ha ribadito che si sono fermate in cucina e che mai hanno oltrepassato quella stanza (che si trova all'inizio del corridoio d'ingresso sulla parte sinistra). Anche qui nel loro racconto le romene hanno fatto qualche errore, come ha ammesso l'ispettore superiore della squadra mobile Alessandro Baialardo, primo teste sentito ieri mattina: «Hanno detto che c'era un tavolo rotondo, invece abbiamo riscontrato che è quadrato, e che c'era una credenza con le tendine dal quale il parroco estraeva le medicine che doveva assumere».  Proprio su questo punto però c'è la contestazione di don Peretti: «Mai preso farmaci, non uso neppure il termometro perché ringraziando Dio ho una salute di ferro».  Infine va segnalata la richiesta di rinvio dell'udienza avanzata dall'avvocato Bugliani per la mancata trasmissione del fascicolo dalla procura di Genova al pm di Massa. Richiesta respinta dal collegio perché in realtà la copia per il pubblico ministero (che può essere consultata dalla difesa) è arrivata a metà ottobre.

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