Sicurezza
«Portate un fiore sulla tomba di Bresci»
Gian Ugo Berti
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Il presidente Alberto Pincione L'invito di Alberto Pincione al movimento anarchico
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CARRARA. Se si crede fermamente in un ideale, la commemorazione nel giorno d'un anniversario rappresenta un atto dovuto. Così l'invito a deporre ogni anno un fiore al monumento dedicato a Gaetano Bresci viene da Alberto Pincione, al termine del convegno sull'Anarchismo in Italia, organizzato dalla Fondazione Cassa di Risparmio assieme alla Fondazione "Angiolo e Maria Teresa Berti". Un incontro di grosso spessore storico e culturale anche per la partecipazione di numerosi esperti e docenti universitari, che ha avuto particolare risonanza ed affluenza di pubblico a Palazzo Binelli. «Credo nel significato di un simile gesto e, come repubblicano - aggiunge - lo faccio ogni 7 marzo, giorno della morte di Giuseppe Mazzini». Lei ha definito il convegno, "una rimeditazione giusta,nel momento giusto,nel luogo giusto". Perché prima nessuno aveva pensato a farlo? Troppe conflittualità? Mancanza d'iniziativa? Voglia di dimenticare? «Un po' tutti e tre i motivi. È un tipo di riflessione già fatto prima, ma che nell'anniversario dei 150 anni dell'Unità d'Italia rappresenta il desiderio di rileggere la storia, un tema di grande attualità, ma va detto che già prima se ne poteva parlare». Per i giovani carrarini cosa possono rappresentare, oggi, i "moti" della Lunigiana? Hanno ancora un significato? «La realtà d'oggi è diversa da quella di fine secolo. Differenze economiche e sociali si ripropongono in una provincia fra le più povere d'Italia, con una forte emigrazione nelle varie epoche. Irrisolto rimane, però, il problema del lavoro per i giovani, i cui nodi non si riescono a sciogliere». Rifarebbe quanto l'ha portata a subire un processo? «Col trascorrere del tempo, sono cose cui si ripensa se oggi valga davvero la pena ripeterle. Ma se si trattasse, invece, di difendere le libertà come allora, senz'altro lo rifarei». Se lei potesse decidere il testo dei libri di storia per le scuole, con un linguaggio quindi particolare perché destinato ai ragazzi, come definirebbe Bresci ed il suo gesto? «E' difficile spiegare ai giovani il gesto dell'uccisione. Bisognerebbe fare un minimo di riferimento storico. I tiranni rappresentano sempre la maggiore maledizione per i popoli e, contro i tiranni, qualsiasi mezzo appare lecito. In alcune nazioni il diritto di resistenza è addirittura fra quelli costituzionali». Oggi è il giorno dedicato al ricordo dei Defunti. Perché non portare, dunque, un fiore ai piedi del monumento a Bresci? «Girerei la domanda al Movimento Anarchico. Non sono un anarchico. Ho solo contribuito a realizzare un loro progetto. Come repubblicano, ogni 7 marzo, anniversario della morte di Giuseppe Mazzini, porto una corona d'alloro ai piedi del monumento a lui dedicato. Invito quindi gli anarchici a fare altrettanto per quello a Gaetano Bresci».
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