Il Tirreno

Frane, le fiaccole tengono viva l'indagine

Due momenti della fiaccolata dell’altra sera sotto il Comune
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Due momenti della fiaccolata dell’altra sera sotto il Comune

Gli inquirenti attendono la super perizia per trovare i colpevoli

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 MASSA. Una cosa ha dimostrato la fiaccolata dell'altra sera organizzata dall'associazione delle vittime dell'alluvione. Nessuno ha intenzione di dimenticare Nara Ricci, il figlioletto Mattia Guadagnucci e Aldo Manfredi. Lavacchio (anche se i familiri della mamma e del piccolo non c'erano) e Mirteto vogliono giustizia. Lo ha detto chiaramente Nadia Bellè, cugina di Aldo, il camionista che ha perso la vita cercando di salvare l'abitazione dei suoi genitori in via Montalbano, proprio sotto la collinetta del Candia che è venuta giù quella domenica di pioggia.  Un'ottantina di persone si sono date appuntamento sotto il Comune di Massa. Con le candele in mano. E alle 21.30 le hanno accese per ricordare chi non c'è più. Una manifestazione civile, dove sono bastate quelle piccole fiammelle a far capire che la rabbia è tanta. Nessuno ha alzato la voce, come del resto è sempre stato dal 31 ottobre di un anno fa. «Ma vogliamo giustizia», hanno detto chiaramente.  A reggere le candele dello sdegno e del ricordo c'era anche l'assessore Gabriella Gabrielli, ma non in rappresentanza del Comune. E c'era anche il comandante dei vigili urbani di Massa Santo Tavella. Sono state le parole del parroco don Primiero, alle 21.30 esatte, a ricordare i giorni del lutto. Un ricordo drammatico,che èerò è servito a tutti per ritornare indietro con la memoria: «Ma noi non siamo mai andati avanti, la nostra vita è ferma a un anno fa. Da allora appena piove abbiamo paura, non è giusto. E basta vedere cosa è successo in Lunigiana e alle Cinque Terre per capire che niente viene fatto per salvaguardare le vite umane», ha detto una signora.  C'è poi attesa per la perizia sulla frana di Lavacchio, attesa da un anno. Arriverà l'otto novembre insieme ai due periti incaricati dalla procura a effettuare i rilievi e gli studi per scoprire cosa ha causato lo smottamento che si è portato via Nara e Mattia. Perché ancora non c'è nessun indagato, ancora non c'è neppure un sospetto degno di essere chiamato con questo nome. La perizia era attesa una settimana fa, ma poi l'alluvione che ha flagellato la Lunigiana e lo spezzino ha rimandato tutto di sette giorni. L'appuntamento tra i due sostituti che si occupano dell'inchiesta, Rossella Soffio e Federico Manotti, e l'ingegnere Paolo Rabitti e il geologo Gian Paolo Sommaruga ci sarà però tra pochi giorni. E questo fa crescere l'ansia in chi abita lassù nella frazione montana. Perché con la perizia in mano i due pm potranno cercare i colpevoli di quelle due orribili morti.  In procura un'idea se la sono già fatta, ma i sostituti procuratori stanno aspettando l'esito della perizia per poterla mettere nero su bianco. Da sempre l'indagine ruota attorno a eventuali negligenze, a chi doveva cioè curare la manutenzione della strada che poi è venuta giù. Probabilmente a causa di un cantiere aperto in precedenza poco distante dalla casa di Nara e del suo bimbo. Certo però che non si potrà non tenere conto di chi ha costruito delle palazzine in quel punto, di chi per allargarsi un vano ha deviato il deflusso delle acque. E qui potrebbe entrare in gioco anche una responsabilità del Comune, che ha fatto edificare in quell'area. Insomma, ipotesi ne sono state fatte in questi mesi ma devono essere il geologo e l'ingegnere a dire una parola definitiva sulla frana.

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