Il Tirreno

All'Intermarine si lavora per togliere i detriti e permettere il varo

Devastazione provocata dal Magra nelle zone vicine alla foce
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Devastazione provocata dal Magra nelle zone vicine alla foce

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 SARZANA. Per giovedì dovrà essere tutto pronto per accogliere le autorità politiche e militari che presiederanno al varo dell'ultima fatica del cantiere Intermarine di Sarzana: un moderno dragamine per la Marina finlandese. Quei 50 centimetri di fango e detriti che il fiume ha riversato una settimana fa dentro il cantiere di una delle più importanti aziende di tutta la Val di Magra, dovranno essere spariti o comunque arginati per non intralciare la cerimonia solenne. Poi si penserà al futuro, in primis alla cassa integrazione per decine dei 205 dipendenti dell'azienda, in attesa di finire di ripulire tutto e ricominciare a produrre a pieno regime. Per la terza volta in tre anni. «La piena del 2009 portò un metro d'acqua dentro il cantiere - ricorda l'amministratore delegato Livio Corghi - quella del Natale 2010 un metro e mezzo, mentre con quest'ultima siamo arrivati a circa due metri e trenta. La stanno spalando 60 nostri dipendenti insieme ad altri 30 militari dell'esercito e della base di Luni, ci vorranno circa tre mesi secondo le nostre previsioni». Ancora una volta la furia del Magra ha colpito al cuore una delle aziende storiche di Sarzana, che dà lavoro a circa 600 persone tra lavoratori diretti ed indotto. «Un danno enorme, ancora maggiore degli anni scorsi - illustra l'ad - tanto più che quest'anno non abbiamo una copertura assicurativa protettiva come nelle due precedenti alluvioni e quindi il rimborso sarà poca roba. Come può immaginare alla seconda alluvione in due anni anche gli assicuratori si sono adeguati. Quantificare i danni adesso? Impossibile, se ci provassi rischierei di dire una fesseria e non sono il tipo. Di certo c'è che ogni anno perdiamo 2 o 3 mesi di operatività a causa delle piene e di conseguenza perdiamo competitività nel consesso internazionale in cui ci muoviamo. È impossibile lavorare così». Alcune voci parlano del desiderio di abbandonare la zona, di puntare ad un posto all'interno del riparato Golfo della Spezia, magari ai bacini dell'arsenale militare che oggi sono quasi archeologia industriale. «Noi siamo legati a questo territorio e vogliamo rimanere qua - afferma Corghi - l'ipotesi di andare via è una extrema ratio che vorremmo non dover mai decidere. Prima bisognerebbe pensare ad una manutenzione preventiva del fiume per esempio; programmare ogni anno un dragaggio importante che abbassi l'alveo del fiume e ad un sistema di protezioni del cantiere ci sembra più facile che spostare un cantiere. Ci teniamo a rimanere, se mai fossimo costretti a spostarci la vivremmo come una grande delusione». Il dragaggio in verità c'è stato dopo l'esondazione dell'anno scorso, ma insufficiente a mettere in sicurezza il corso d'acqua. «Corghi ha tutte le ragioni del mondo - dice Massimo Caleo, sindaco di Sarzana - un'azienda con la storia ed il know how di Intermarine va messa nelle condizioni di poter lavorare. Però c'è una legge dello stato che dispone che gli inerti prelevati dai fiumi non si possono spostare, una legge che l'Autorità di bacino ha sempre difeso, e allora ogni anno siamo punto e a capo. Le assicuro che se dipendesse dai sindaci dei comuni della Val di Magra l'alveo del fiume sarebbe già stato riportato alle quote di qualche anno fa, quando le alluvioni non erano all'ordine del giorno. Il dragaggio è un aspetto irrinunciabile, poi si dovrebbe parlare anche di casse d'espansione a monte, di appositi invasi nella parte alta del fiume che impediscano che la piena si scarichi con questa furia a valle. Questi temi saranno al centro delle nostre richieste agli enti preposti, anche al commissario straordinario se verrà nominato».

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