Sicurezza
A Teglia la devastazione dell'acqua
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Il ponte distrutto sul fiume Teglia in direzione della diga In paese dicono: è stata la diga; davanti alla centrale la scritta «grazie»
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AULLA. Giù, ad Aulla, ci sono la devastazione e il fango. Qui, a Teglia, è iniziato il cammino di distruzione dell'onda anomala che ha ferito il cuore della Lunigiana. Il viaggio, per raggiungere la frazione di Mulazzo, è tortuoso, una decina di chilometri di strada di montagna. Andando verso il paese della diga ci si trova prima davanti alla centrale elettrica. Sull'asfalto e sul pilone d'ingresso una scritta rosso sangue: "grazie Edison". «Per capire cosa sia davvero successo il giorno dell'alluvione, dovete andare a Teglia. È dalla diga che è partito tutto». È questo che dicono da giorni ad Aulla. Lo ha detto pure padre Damiano, il viceparroco dell'abbazia di San Caprasio. Il procuratore capo Aldo Giubilaro, ieri l'altro, ha mandato i carabinieri ha sequestrare i registri della diga che è, e rimane, al centro di uno dei filoni dell'inchiesta per disastro e omicidio colposo. Ma bisogna arrivare fino a Teglia e proseguire, in direzione della diga, per capire con quale forza l'acqua è scesa verso Aulla. Distruggendo il suo centro. La diga non si vede. È seminascosta dal verde, al centro delle colline che sovrastano il fiume. Per arrivarci bisogna raggiungere il ponte sul Teglia, e prendere in direzione per Castagnetoli. Ma il nostro viaggio finisce qui. Quel ponte non esiste più. Ci sono solo le zolle di cemento e di catrame, la metà della struttura è sul letto del fiume. Intanto, ai lati della strada si incontrano dei cartelli di pericolo insoliti. Da lontano sembra quasi vi sia ritratto un delfino con la pinna blu. Sotto una scritta recita, anche in inglese, francese e tedesco: «Attenzione, possibilità di piene improvvise anche per manovre su opere idrauliche». È lo stesso cartello che si trova pochi metri più avanti, in direzione di Serola. La strada si interrompe bruscamente, all'altezza di una curva. Sotto, a dieci metri, c'è il vuoto. E scorre il fiume. La devastazione non è solo nella strade interrotte, nei ponti distrutti. Il fiume, dicono qui in paese, ha raddoppiato il suo argine. Ha sfondato il terrapieno che costeggiava la via d'accesso alla diga. «Ci hanno salvato i roccioni, non sapevamo neanche che ci fossero, prima non si vedevano. È stato quel muro naturale a impedire che le nostre case venissero trascinate via, a valle» ripetono a Teglia. E puntano il dito sugli alberi sdraiati, sui tronchi e sui pezzi di ponte, di strada che punteggiano il corso del fiume. Qui non hanno dubbi: «Si sono aperte le paratie della diga, è questo che ha creato il disastro. Il fiume è salito rapidamente, in modo smisurato. Ma altrettanto velocemente si è riabbassato». Per avere giustizia si è costituito il comitato di Teglia, e ha già fatto pure la sua prima riunione. Ma in questo momento nessuno vuole metterci la faccia: «C'è un'indagine della Magistratura in corso di cui abbiamo massima fiducia e rispetto. Noi, poi, qui ci viviamo, non vogliamo esporci. Siamo ancora sotto choc per quello che è successo. Quel muro d'acqua, chi se lo scorda?» Barani: il capo della Protezione civile Gabrielli deve fare chiarezza. Ha già annunciato un'interrogazione parlamentare per sapere se, il pomeriggio dell'alluvione, alla diga di Teglia tutto si sia svolto nel modo corretto: dalle manovre di svuotamento all'apertura, o meno, delle paratie. E ieri, intanto, l'onorevole Lucio Barani, con il vicesindaco di Aulla, Gildo Bertoncini, ha percorso la strada di Teglia. Arrivando fino al ponte crollato e alla via, interrotta, per Serola. «Ho visto con i miei occhi quel che è successo - dichiara Barani - Il Padreterno da solo non può aver fatto questo, non può aver mandato giù tutta quest'acqua. Qualcuno lo ha aiutato. Ho documentato tutto con foto: presenterò il dossier nella mia interrogazione. Adesso il capo della protezione civile Gabrielli deve dare delle spiegazioni. Se fosse vero che la diga ha delle responsabilità, visto che lui lo ha escluso, vorebbe dire che è inadeguato, e in tal caso chiederò che vengano presi dei provvedimenti». Alessandra Vivoli ALTRI SERVIZI A PAGINA 3
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