Il Tirreno

Verso la richiesta di rinvio a giudizio

Un’altra immagine della palazzina crollata
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Un’altra immagine della palazzina crollata

Nell'inchiesta penale cinque indagati fra cui due tecnici comunali

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 CARRARA. Era il 1º giugno scorso quando la procura notificò l'avviso di chiusura indagini per il crollo della palazzina di via Carriona. Cinque avvisi di garanzia e due ipotesi di reato, cioé crollo doloso (articolo 434 del codice penale) e delitto colposo di danno (449), unificati dal 113 (cooperazione nel delitto colposo). La procura aveva individuato come responsabili due tecnici comunali, il direttore dei lavori, i responsabili di cantiere delle ditte appaltatrici. Gli indagati per il crollo sono: Pietro Orsini, direttore dei lavori di risagomazione del Carrione; Nicola Festa, ingegnere dipendente comunale, quale direttore dei lavori insieme a Orsini (lo era stato dal luglio del 2009 - i cantieri aprirono a settembre - e fino al 3 febbraio 2010, quindi nove mesi prima del crollo); Sergio Altieri, ingegnere dipendente comunale, quale responsabile unico del procedimento ("rup"); Gian Luca Dei, di Viareggio, direttore di cantiere per la ditta Coestra (appaltatrice dei lavori di risagomazione); Paolo Fredducci, di Firenze, della ditta Abc (che si occupò dello sminamento del fiume dopo il ritrovamento di una bomba). La procura, nell'avviso di conclusioni indagini, avanzò l'ipotesi di una condotta complessivamente all'insegna della "negligenza, imprudenza e imperizia", che, sommata, portò al crollo dello stabile di via Carriona. A ciascuno degli indagati vengono poi avanzate altre contestazioni: in particolare, a Orsini, Festa e Dei fu eccepita la demolizione della briglia di contenimento a valle di via Apuana; ad Altieri, il fatto di aver omesso una serie di controlli e di aver consentito alcuni lavori; a Fredducci, le modalità di svolgimento dei lavori di bonifica svolti fra il 21 e il 28 settembre; e a Orsini, Altieri e Dei le modalità di ripresa dei lavori. Alla base degli avvisi di garanzia vi era la relazione tecnica svolta dai consulenti tecnici del magistrato titolare in quel periodo dell'inchiesta, la pm Alessandra Conforti, ovvero gli ingegneri Pietro Misurale (lo stesso che curò la perizia della maxi-inchiesta per l'alluvione del 2003) e Stefano Ratti.  In questi mesi gli indagati hanno avuto il tempo per proporre memorie, atti, deduzioni. A quanto risulta, due degli indagati (Ferrucci e Festa) si sono fatti interrogare dal pm attuale, il dottor Federico Manotti che sta sostituendo la collega Conforti, e gli hanno prodotto documentazione. A quanto sembra, dovrebbe essere ormai imminente la richiesta di rinvio a giudizio che, in questa fase, dovrebbe riguardare tutti e cinque gli indagati, che poi avranno il filtro dell'udienza preliminare per chiedere ed eventualmente ottenere il proscioglimento. Tempi quindi stretti, mentre per la tragedia di nonna Idina l'inchiesta fu più complessa.  Oltre alle indagini aperte d'ufficio, sul tavolo della procura sono state presentate le denunce penali dei comproprietari degli edifici crollati o poi demoliti ai numeri 46-48: undici assistiti dagli avvocati Gianluca Cavagnaro e Antonio Figaia, uno dall'avvocato Giovanni Piccioli. M.B.

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