Il Tirreno

Spiagge, spunta un dossier del governo

Luca Centini
<b>SPIAGGE.</b> Un bagno aperto durante la scorsa stagione estiva
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SPIAGGE. Un bagno aperto durante la scorsa stagione estiva

Ok alla deroga e rinnovo per 30 anni delle concessioni. Ma i balneari temono la bufala

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 VIAREGGIO. Da una parte c'è il governo che ha un bisogno di entrate extra per rimettere a posto i conti. Dall'altra c'è la lotta infinita dei balneari, il terrore per la Bolkestein e la conseguente messa a gara delle concessioni. In mezzo spunta un dossier che, forse, accontenterebbe tutti.  Il governo si metterebbe in tasca un gruzzoletto da 30 miliardi euro, i gestori degli stabilimenti porterebbero a casa la tanto agognata deroga e nuovi contratti di concessione dalla durata di 30 anni. Per alcuni è fantascienza, per altri una possibile bufala. Fatto sta che l'ipotesi è emersa sulle pagine di Libero, quotidiano vicino al governo. E, nello specifico, dalla penna di Franco Bechis.  Quella delle spiagge sarebbe una carta, nell'ambito di un piano più ampio, che il governo si giocherebbe per recuperare, in tutto, introiti pari a 450 miliardi.  Così, come accadde già al tempo del "diritto di superficie" proposto da Tremonti nel decreto Sviluppo, tornerebbe in auge l'ipotesi di spremere le spiagge, per incamerare entrate straordinarie.  Ma stavolta il disegno è diverso e, come punto di partenza, poggia sul buon esito della trattativa tra il governo e l'Ue per la concessione di una deroga tutta italiana all'applicazione della Bolkestein. Una volta al sicuro dalle aste, ai concessionari sarebbero proposti contratti nuovi dalla durata di 30 anni. A condizione, però, di un pagamento anticipato di tutti i 30 anni, con gli operatori che chiederebbero agli istituti di credito i finanziamenti necessari.  Ma non finisce qui. Il governo si impegnerebbe anche a non toccare i canoni. Anche qui, però, c'è una condizione: tutti gli operatori dovranno pagare, e la quota di concessioni demaniali evase dovrà azzerarsi, consentendo al governo di incassare quel miliardo di introiti annuali stimato.  Tutto facile, quindi. Spiagge salve e casse dello Stato piene. Ma i sindacati dei balneari, ormai esperti di ipotesi abbandonate e progetti stroncati sul nascere, ci vanno cauti. «E' vero che il governo sta trattando con l'Ue - commenta Vincenzo Lardinelli, presidente Fiba - così come sono convinto che l'ipotesi circolata sia ragionevole. Ma ne abbiamo viste troppe in questi ultimi tempi per abboccare a ipotesi suggestive o alle prese di posizione dei politici».  Il presidente Fiba ricorda come, in passato, era emersa l'idea di spostare la linea demaniale, lasciando in concessione la parte prettamente balneare e procedendo invece all'alienazione della parte "a monte". Quella delle strutture, per le quali gli operatori avrebbero acquistato il diritto di superficie.  Adesso, evidentemente, con la necessità da parte del governo di mettere insieme entrate corpose per gonfiare il bilancio, i dossier tornano a spuntare. «Le cifre ottenute con le alienazioni sarebbero simili a quelle citate adesso - racconta Lardinelli - se credo in questo disegno? Sono ottimista di natura, ma obiettivamente in questa fase il rischio di speculazioni e bufale è alto».  Anche per questo la reazione dei balneari è tiepida, almeno a guardare il tam tam che in breve si è scatenato su facebook. In pochi si fidano: c'è chi parla di campagna elettorale anticipata, chi mette in guardia i colleghi da entusiamsi avventati. Ma anche chi, in fondo, spera che qualcosa si muova e l'incubo aste si allontani davvero.  

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