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Riaprono le scuole a Mulazzo

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La frana che ha spazzato via la piazza a Mulazzo

Giovedì 150 alunni tornano in classe nelle elementari e medie

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MULAZZO. Da giovedì 3 novembre, riapriranno le scuole di Mulazzo per circa 150 alunni dalle elementari alle medie. Una buona notizia anche se in tutto il comune si contano i danni. Una situazione critica.   PARANA. Si può accedere alla frazione solo in fuoristrada su un guado creato sul fiume Mangiola, oppure con l'elicottero. Non ci sono particolari problemi per i 50 abitanti assistiti dall'esercito e dalla Croce Rossa, e ci sono le ambulanze 4x4 e l'elisoccorso. Sono state distribuite carte-sim mobili, perchè non funzionano i telefoni fissi. La priorità è ricostruire il ponte S. Giuseppe, unica via di accesso.  MONTEREGGIO. Nel paese dei librai, ci sono tre frane: una minaccia la zona dell'albergo e la strada comunale sottostante per cui la zona è dichiarata off-limits. Evacuate 10 persone che hanno trovato ospitalità all'interno del paese. Una grossa frana è sopra al cimitero, ostruisce la strada che porta all'albergo Gerla D'Oro; e l'ultima è lungo la strada provinciale in località Case Fogola, e ha ostruito il fiume creando un lago profondo 4-5 metri. La fornitura di gas è sospesa, al più presto verrà installato un bombolone.  CASTAGNETOLI. Il borgo di poco meno di cinquanta anime, versa nelle medesime condizioni. Uno smottamento ha bloccato la comunale che passa per Busatica, e l'altro accesso che mette in contatto con Cassana è in condizioni di precarietà, a causa di numerosi crolli. Anche qui manca il metano, e l'energia elettrica è prodotta da un generatore.  GAVEDO. In questa località la piazza e una casa nin abitata sono crollate, l'area è stata messa in sicurezza. Il canile che si trova nei pressi delle Strada Val di Stola è stato evacuato, la frana ha isolato tre case.  IL CAPOLUOGO COMUNALE. Mulazzo ha subito anch'esso un duro colpo. Dopo l'evacauzione di poco più di 200 persone del borgo storico, e dalla fascia sottostante, nella prima zona ne sono rinetrate 120, mentre altre 90 della parte bassa del paese, sono ancora ricoverate presso le strutture di accoglienza, alberghi, oppure presso parenti o amici. Sono in corso i lavori per la messa in sicurezza del torrente Gorgone, ma si devono ancora riaprire i canali tombati, per eviatare che anche una modesta pioggia possa peggiorare la situazione. Il sindaco Sandro Donati, in tutto questo caos, però riesce a vedere la forza della gente, che nonostante abbia subito una dura spallata dalla natura, si rimbocca le maniche e cerca di far tornare tutto alla normalità. «Ringrazio - dice il primo cittadino - il Governo e la Regione, che hanno già stanziato, rispettivamente 25 e 65 milioni per il ripristino delle aree colpite. Bisogna cambiare però il modo in cui si gestisce il territorio, bisogna tornare ad avere un maggiore rispetto per l'equilibrio, terra-uomo, che era proprio delle generazioni passate. Innanzitutto bisognerà procedere alla sistematica pulizia dei canali e dei fossi, perché è dall'incuria di queste che derivano i problemi». Ma è in momenti come questi, in cui il territorio è in ginocchio che si vede la forza della solidarietà:: «Le persone evacuate - prosegue Donati - hanno subito trovato rifugio da amici e parenti; sto la stessa solidarietà nei 50 ragazzi, provenienti da tutta la Lunigiana, che, volontariamente, hanno preso la pala e stanno dando una mano a tutti. Abbiamo installato un punto di raccolta a Gavedo per poterli ristorare». Un interrogativo in questi giorni ha pervaso i lunigianesi: quello che è avvenuto è imputabile alla diga di Teglia? Donati scuote il capo: «La diga non c'entra, la quantità d'acqua al suo interno rimane sempre al medesimo livello, grazie a uno sfiatatoio l'acqua in eccesso defluisce. Anche una sua apertura manuale o automatica è da escludere, un operaio monitora costantemente il volume della massa dietro il muro. La diga fa anche da cassa di espansione, e serve in situazioni di emergenza come quella verificatasi qui da noi. Il muro è integro e solido».

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