Il Tirreno

A Lavacchio manca il colpevole

A Lavacchio manca il colpevole

Ancora 7 giorni per la perizia. Ma le negligenze della Provincia pesano

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 MASSA. Un anno fa la frana di Lavacchio si portava via la vita di Nara Ricci e del piccolo Mattia Guadagnucci. Mamma e bimbo furono trovati sotto il fango ancora abbracciati. L'inchiesta della procura ancora non ha trovato i colpevoli perché ancora i periti non hanno detto con certezza cosa è successo nella notte tra il 31 ottobre e il primo novembre del 2010. Lo dovevano fare la scorsa settimana, ma poi l'alluvione che ha flagellato la Lunigiana e lo spezzino ha rimandato tutto di sette giorni. L'appuntamento tra i due sostituti che si occupano dell'inchiesta, Rossella Soffio e Federico Manotti, e l'ingegnere Paolo Rabitti e il geologo Gian Paolo Sommaruga è stato già fissato per l'otto novembre. Con la perizia in mano i due pm potranno cercare i colpevoli di quelle due orribili morti.  La sensazione però è che in procura un'idea se la siano già fatta e stanno solo aspettando l'esito della perizia per poterla certificare. Da sempre l'indagine ruota attorno a eventuali negligenze, a chi doveva cioè curare la manutenzione della strada che poi è venuta giù. Probabilmente a causa di un cantiere aperto in precedenza poco distante dalla casa di Nara e del suo bimbo. Certo però che non si potrà tenere conto di chi ha costruito delle palazzine in quel punto, di chi per allargarsi un vano ha deviato il deflusso delle acque. E qui potrebbe entrare in gioco anche una responsabilità del Comune, che ha fatto edificare in quell'area. Insomma, ipotesi ne sono state fatte in questi mesi ma devono essere il geologo e l'ingegnere a dire una parola definitiva sulla frana. Da questa parola definitiva si potranno iscrivere i primi nomi nel registro degli indagati.  Ma l'anno trascorso senza che nessuno sia stato indagato ha fatto male alla gente di Lavacchio, soprattutto ad Antonio Guadagnucci, marito di Nara e papà di Mattia. Lui in procura c'è andato qualche mese fa chiedendo perché per la morte dei suoi cari non era stato fatto nulla. Non ha alzato la voce, ha soltanto preteso giustizia. I titolari dell'inchiesta lo hanno fatto sfogare eppoi gli hanno spiegato i motivi di quella fase di stand by che tanto lo turbava. Gli hanno garantito che chi ha sbagliato pagherà.  Resta però il dubbio dell'errore fatto a mente calda, quando c'erano quei tre morti e una città piegata da un lutto troppo grande perfino da raccontare. Forse a mente fredda - anche se in procura pensano il contrario - si sarebbe agito diversamente. Almeno in un punto. La perizia sulla frana di Lavacchio poteva essere affidata a due esperti diversi da quelli che si sono occupati di Mirteto. Invece è stato dato il doppio incarico e i tempi si sono raddoppiati. Nominando altri due periti tutto sarebbe stato più rapido. Ma è anche vero che per queste perizie servono professionisti fidati e che quindi la rosa dai quali sceglierli non è ampia. Anzi.  Sommaruga e Rabitti prima hanno lavorato sulla frana del Mirteto e solo in un secondo tempo si sono occupati di Lavacchio. Ecco perché questa seconda tranche è più indietro della prima. Ed ecco perché non c'è ancora nessun iscritto nel registro degli indagati. Prima bisognerà trovare la causa dello smottamento e poi cercare i responsabili. La situazione, insomma, sembra congelata a un anno fa. Ma è un'impressione. Se è vero che dal punto di vista delle indagini per le morti di Mattia Guadagnucci e Nara Ricci non si registrano novità, è vero che le ipotesi fin qui formulate dagli inquirenti sembrano salde. Insomma, una volta depositata la perizia i nomi degli indagati non dovrebbero tardare molto a uscire. I sostituti Manotti e Soffio in questi mesi hanno consultato e riconsultato tutti i documenti acquisiti dai carabinieri in Provincia. Sono oltre diecimila i file che sono stati prelevati: si tratta di email e di relazioni di lavori precedenti fatti sulla montagna. E anche schemi della regimentazione delle acque. Ci sono poi le testimonianze della gente di Lavacchio. Tutto materiale utile. Con la perizia di Sommaruga e Rabitti diventerà materiale decisivo.

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