Il Tirreno

Crollato il ponte della Colombiera

Il ponte della Colombiera crollato nel fiume Magra
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Il ponte della Colombiera crollato nel fiume Magra

«Lo ha colpito una chiatta»: paura e rabbia della gente, territorio spezzato

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 AMEGLIA. Poco prima di mezzanotte, un boato. Lo storico ponte della Colombiera crolla. Fiumaretta da una parte, Bocca di Magra dall'altra: non si passa più. «Lo avevo chiuso appena mezz'ora prima anche al transito dei mezzi di soccorso», dice il sindaco Umberto Galazzo.  «Il ponte! Il ponte!»: nella notte di martedì sono rimbalzate nel buio e nel bagliore delle torce elettriche le grida spaventate degli operatori dei rimessaggi e dei proprietari di imbarcazioni che cercavano di salvare i natanti dal Magra in piena, che se n'è portati via un centinaio, strappando anche pontili: tutti finiti in mare. Un fuggi-fuggi, per la paura di un'onda del fiume, quando tutta la parte centrale del ponte ha ceduto. «Ci sono finite contro una chiatta e una grande imbarcazione», raccontava ieri la gente del luogo. «Si è sentito un forte odore di cemento». La Provincia che ha la competenza sul ponte, si sta occupando delle conseguenze dell'interruzione della viabilità. Le due "spalle" consolidate dopo l'altra grande piena che le aveva danneggiate nel 2009, hanno sostanzialmente tenuto, ma tutta la campata è crollata, spezzando in due il territorio. I moncomi dovranno essere abbattuti, per ricostruire completamente la "Colombiera", ma su soldi e tempi, nessuno si sbilancia. Chissà per quanto tempo ancora gli abitanti delle due frazioni, per passare da una sponda all'altra, saranno costretti a fare un giro di vari chilometri in auto, attraverso Sarzana, Romito, Senato, lungo la provinciale 432.  La rabbia. Case allagate, orti distrutti. Fango dappertutto. Un sole impietoso dopo il nubifragio del giorno prima, ha illuminato uno scenario di devastazione. Nei rimessaggi si fa la conta della barche salve, di quelle danneggiate, e di quelle trascinate via dal fiume. «Nella mia casa a Bocca di Magra la piena ha spaccato i vetri delle finestre, un'ondata ha invaso tutto», racconta una donna. «L'acqua è arrivata addosso alla casa fino a un metro e mezzo, era alta come quella siepe là», dice un uomo indicando l'abitazione in un terreno poco sotto il ponte. «Io ho perso la barca di 11 metri, ora usciamo con un'altra per cercarla in mare», racconta un altro presso la "Marina 2000". Anche negli altri rimessaggi, gente con gli stivali di gomma infangati fino al ginocchio, il viso che rivela una notte in bianco. «Ringraziamo gli enti, per le opere di difesa fatte», dice una donna facendo intendere che è una critica. «Al rimessaggio Ripa verde, siamo rimasti senza pontili»: e proprio qui, esplode la rabbia di Piervittorio Gatti, presidente del circolo 99 della seconda zona Federazione italiana vela, il quale annuncia che uno studio legale «sta predisponendo denunce verso vari enti amministrativi responsabili della manutenzione dei corsi d'acqua. In mare ci sono un centinaio di barche vaganti, non sappiamo ancora bene dove».  Il sindaco di Ameglia, Umberto Galazzo, ha dormito si è no 3 ore. «Per fortuna avevamo chiuso il ponte, quando è crollato. Per il maltempo abbiamoe vacuato 15 persone di Fiumaretta, ospitate dai frati di Bocca di Magra, e in palestre; altre persone sono andate da parenti. Diversi evacuati anche a Bocca di Magra». Galazzo si lamenta per tutto il materiale che ha invaso il Magra fino ala foce: «parecchio viene dalla Lunigiana. Non sappiamo come gestire la situazione, sei mesi fa ho scritto ai prefetti della Spezia e di Massa, ai presidenti delle due province. Non è il primo appello che facciamo. Non sappiamo come affrontare queste emergenze, ora tutto questo materiale che ha danneggiato darsene e spiagge, tocca a noi smaltirlo, e non è giusto. Ora non è il problema più importante, ma è un problema».

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