Il Tirreno

«Tenerani non deve tornare in carcere»

Davide Tenerani
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Davide Tenerani

La difesa al tribunale del Riesame: ai domiciliari si sta comportando bene

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 CARRARA. Un'ora di udienza, in Camera di consiglio, davanti ai giudici del Tribunale del riesame di Genova. Un'ora di discussione, da parte degli avvocati della difesa, per sostenere che Davide Tenerani, il 24enne sott'accusa per aver ucciso Jonathan Esposito, fuori da un circolo Arci a Spezia, non deve tornare in carcere. Così come aveva chiesto il pm Caporuscio il 1º agosto scorso.   Un'ora di udienza al Tribunale del riesame. È stata una camera di consiglio lunga e complessa quella che, ieri mattina hanno affrontato i legali di Davide Tenerani: Andrea Corradino e Fabio Sommovigo (in sostituzione di Cristina Lattanzi).  In sostanza si discuteva l'appello presentato, il 1º agosto scorso, dal pubblico ministero della Spezia Maurizio Caporuscio contro l'ordinanza (emessa il 26 luglio scorso) del gip Diana Brusacà che, di fatto, aveva fatto uscire dal carcere il surfista carrarese accusato di omicidio volontario. Applicando a suo carico la misura cautelare degli arresti domiciliari (per l'accusa di omicidio volontario): è qui che si trova, da due mesi, il Tenerani.   L'omicidio davanti al ciroclo Arci della Spezia. La vicenda è nota: una rissa scoppiata alla fine del febbraio scorso, fuori dal circolo Arci Shake della Spezia dove si festeggiava il Carnevale. Davide Tenerani è accusato di aver ucciso, con una coltellata al cuore, lo spezzino Jonathan Esposito, 27 anni, padre di un bambino di 2 anni. Altri quattro ragazzi di Carrara sono stati denunciati per favoreggiamento.   L'appello del Pm: Tenerani si finse straniero è chiamò qualcuno sul luogo del delitto. Il pubblico ministero, nel suo appello cautelare, aveva chiesto di riaprire per Tenerani le porte del carcere. E elemento determinante per questo provvedimento era, secondo il pm, il comportamento «post-delittuoso» del giovane carrarese. Che, in sostanza, - stando a quanto sostentuo nell'appello - avrebbe invitato gli amici alla fuga. Avrebbe riferito loro di aver dato una coltellata a qualcuno e urlato ad un amcio di gettare ilo coltello durante la corsa in auto.  Non solo. Nell'appello del pubblico ministero emerge un elemento nuovo: e cioè che lo stesso Tenerani, con estrema lucidità, avrebbe simulato di essere straniero e chiamato una persona sul luogo del delitto per chiedere cosa stesse succedendo. E, infine, come già noto, avrebbe ordinato agli altri co-indagati di spegnere i propri cellulari e lavare i vestiti.   La difesa: nessuna ragione per il rientro in carcere. I legali Corradino e Sommovigo, hanno sostenuto che l'ordinanza del giudice Brusacà, che di fatto aveva accolto un'istanza presentata proprio dalla difesa, sia ben fatta e ben argomentata. Il tutto alla luce della sentenza (numero 164 di quest'anno) della Corte Costituzionale che ritiene come misura legittima la custodia cautelare del carcere solo nei casi di delitti mafiosi, legati ad aossciazione a delinquere o seriali. Non quando - hanno sottolineato i legali della difesa Tenerani - si tratta di omicidi volontari occasionali, passionali o in reazione a una provocazione.  «Tutti elementi che si ravvisano - spiega l'avvocato Sommovigo - nell'omcidio compiuto da Tenerani».  Per questo la difesa ha sostenuto che gli arresti domiciliari sono una misura sufficiente per un ragazzo incensurato di 24 anni che: «in questi due mesi non ha avuto alcun comportamento anomalo, anzi. Non c'è ragione per cui debba ritornare in carcere». A.V.

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