Il Tirreno

Mense, retromarcia del Comune

Chiara Sillicani
<b>PROTESTA SOTTO IL COMUNE.</b> Mamme sotto il Comune e accanto Fabrizio Brizzi, Carmen Menchini e la vicesindaco Martina Nardi durante l&#146;assemblea pubblica
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PROTESTA SOTTO IL COMUNE. Mamme sotto il Comune e accanto Fabrizio Brizzi, Carmen Menchini e la vicesindaco Martina Nardi durante l’assemblea pubblica

Le tariffe potrebbero essere provvisorie, amministrazione pronta a rivederle

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 MASSA. Una retromarcia o - per voler riconoscere anche i meriti della controparte - il segnale di un'amministrazione in grado di pensarsi criticamente. Abbiamo alzato le tariffe delle mense? Lo abbiamo fatto senza il necessario coinvolgimento delle famiglie? Bene, adesso ci rimettiamo in gioco, siamo pronti al confronto e - se necessario - a ridefinire il criterio reddituale.  Certo il Comune non annuncia il ritiro delle delibera di Giunta con cui si introducono le nuove tariffe, ma un pensierino sull'eventualità di rimettere mano alla questione lo fa. E non è un caso, forse, che l'assessore alle Finanze Alessandro Volpi ricordi ai genitori che a dicembre va in approvazione il bilancio. Come a dire: vedremo come siamo messi, poi valuteremo. E magari i bollettini che scottano potrebbero arrivare soltanto per due mesi. La retromarcia si delinea durante un' accesa assemblea pubblica.  L'incontro in sala consiliare.  Le mamme lo hanno detto e lo hanno fatto: un'invasione pacifica - seppure rumorosa e talvolta concitata - con tanto di pentole e striscioni sotto il Comune. Un gruppo di genitori a presidio di un banchetto: sopra c'è tutto il necessario per firmare la petizione contro il caro-mensa. E i genitori che hanno scritto nome e cognome sono già 1300. Palazzo civico, di fronte alla protesta, non si tira indietro e fa la sua parte: accetta la sfida, le mamme - tantissime - si riuniscono in sala consiliare, di fronte a loro c'è l'amministrazione. Rappresentata da Carmen Menchini, assessore comunale all'istruzione e dai colleghi Alessandro Volpi (al bilancio), Fabrizio Brizzi (ai lavori pubblici), Gabriella Gabrielli (al sociale). A coordinare quella platea accalorata è la vicesindaco Martina Nardi: non si nasconde dietro un dito e - a chiusura dell'incontro - ammette senza mezzi termini l'errore: «Lo dico abbandonando il politichese, noi abbiamo sbagliato, c'è stato un deficit di comunicazione. Lo assumiamo come un problema e - impegno per il futuro - non lo faremo più, cercheremo, invece, di rimediare». Un'assunzione di responsabilità che calma mamme e papà.  A loro sentirsi ripetere - e lo dimostrano le urla durante l'intervento dell'assessore Brizzi - che il Governo taglia, che i soldi mancano perchè Roma invia trasferimenti con il contagocce, davvero non va giù. Perchè - lo riassume un papà - «non possiamo dimenticare che noi paghiamo due volte, come fruitori del servizio e come contribuenti: il Comune siamo noi - sintetizza il genitore - noi contribuiamo alla sua fiscalità».   Le proposte del Comune. Le parole della vicesindaco placano, quindi, gli animi e delineano la strada per un percorso - richiesta numero uno dei genitori - di condivisione. Punto primo: assemblee con il sindaco in tutte le direzioni scolastiche. Si parte lunedì alle 17 in via La Salle. Punto secondo - e questo è il nucleo della questione - una riflessione sulla fasce di reddito e sulle tariffe corrispondenti. Terzo impegno: massima trasparenza sui costi del servizio, altro nodo del problema. Possibile - la domanda rimbalza da una parte all'altra della sala consiliare - che un pasto costi 8 euro e 50? Con quella cifra un omone di 80 chili si assicura un pranzo in trattoria, dal primo al caffè.  I genitori - o almeno la maggior parte di loro - non contestano il criterio reddituale: giusto che chi ha di più paghi di più. Ma mettono in dubbio la definizione di quelle fasce e il costo complessivo del pasto.  Il Comune, quindi, mette le carte in tavola, disposto a spiegare quanto costa far funzionare le 24 cucine che garantiscono i pasti caldi ai bambini. Disposto anche a ripensare agli errori fatti. Perchè - ecco la vera retromarcia - non è detto che le tariffe non siano ripensate. «Quando avremo in mano tutte le dichiarazioni Isee (il 30 ottobre) - la Nardi rafforza le parole di Volpi - valuteremo se ripensare a fasce e scaglioni». Tradotto: se abbiamo chiesto un sacrificio troppo grande, faremo un passo indietro.

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